“Le cene dell’H.orto”, con Divergo solidarietà e disablità incontrano il lavoro della terra

Nel mese di luglio è stato possibile degustare i prodotti dell’orto coltivati da ragazzi con disabilità, un grande momento di solidarietà che passa attraverso la fatica a Casetta Lazzaro.

Raccogliere i frutti di un lavoro faticoso non può che dare soddisfazione. E la soddisfazione è ancora più grande quando attraverso la fatica passa la solidarietà e l’impegno costante per un mondo migliore. Si è da poco conclusa una tripletta di cene tutte votate alla solidarietà organizzate dall’associazione Div.ergo, tre serate in cui è stato possibile assaporare i prodotti dell’orto di Casetta Lazzaro a Lecce, dove persone con disabilità si mettono alla prova giorno dopo giorno e coltivano la terra.

“Le cene dell’H.orto” è il titolo della serie di eventi che hanno impegnato il mese di luglio, in tre appuntamenti tra tradizione, originalità e solidarietà. A dare il via alle danze è stata la cena di venerdì 12 luglio tutta incentrata sul gusto della tradizionale frisa accompagnata dai sapori dell’orto e vino. Il secondo appuntamento è stato per sabato 20 luglio, questa volta a base di insalata di grano e quiche con prodotti dell’orto. Per chiudere in bellezza, la cena di 26 luglio ha portato in tavola i sapori dello stivale, una cena raffinata con piatti e dessert di diversi angoli d’Italia.

Perché H.orto?

Potrebbe sorprendere la scelta di coltivare la terra quando si parla di persone, di ragazzi che hanno disabilità di diversa natura, anche motoria. Ma è proprio qui che entra in gioco la loro forza di volontà e la voglia di raggiungere un obiettivo, di non precludersi nulla. “Per alcuni di noi l’H.orto è uno spazio di volontariato e gratuità, di impegno per la costruzione di un mondo in cui la vita possa sempre fiorire, portare frutto e rigenerarsi”, dicono sul sito dell’Associazione.

“Per altri, giovani e adulti con diversa abilità mentale, l’H.orto è un’esperienza di formazione al lavoro, un luogo per incontrare altri, per scoprirsi capaci di cura e responsabilità, per sperimentare il contatto positivo e rigenerante con la terra e la natura, per dare forma a qualcosa che altri possano gustare. Sì, la terra è faticosa da lavorare. Ma starci a contatto, immergersi nei suoi cicli e nel suo ritmo, lavorarla assieme, sostiene il diventare pienamente uomini”.



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