‘Il malaffare cresce e i poliziotti diminuiscono. A rischio anche la Questura di Lecce’, il Siulp lancia l’allarme

Il monito lanciato da Mirko Bray, Segretario Provinciale del Siulp di Lecce, in occasione del IX Congresso Provinciale che si è svolto ieri nel capoluogo presso la Sala Convegni del Convitto Palmieri.

“Dinanzi alla crescita del malaffare, la principale forza di Polizia del nostro Paese arranca, a causa di una cronica mancanza di risorse umane. Si pensi che circa 40mila poliziotti lasceranno il servizio attivo entro il 2030 per raggiunti limiti d’età. Il monito vale anche per il Salento: se non si correrà ai ripari, molte realtà come quella della Questura di Lecce, rischieranno di scomparire”.

È una richiesta di presa di responsabilità rivolta al mondo politico quella di Mirko Bray, Segretario Provinciale del Siulp di Lecce, il Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia, in occasione del IX Congresso Provinciale che si è svolto ieri nel capoluogo presso la Sala Convegni del Convitto Palmieri.

Il rischio di organici che si assottigliano, di poliziotti che vanno in pensione e che non vengono sostituiti vale per tutte le questure d’Italia, ma anche e soprattutto per quella leccese che è sul podio per avere nel proprio organico i poliziotti e le poliziotte con l’età media tra le più alte del Paese.

“La nostra speranza – ha affermato Bray – è che nessuno vorrà pensare di risolvere la questione degli organici della Polizia di Stato, cullando la balzana idea di ricorrere nuovamente allo sciagurato sistema dei tagli lineari che negli scorsi anni ha falcidiato numerosi uffici delle Specialità. Vogliamo orgogliosamente ricordare che se oggi è possibile porre un argine alla “mafia del click”, si deve principalmente alle infinite energie investite dal Siulp per evitare il compimento del folle progetto di liberarsi dal peso delle sezioni di Polizia Postale, solo questo ha fattivamente evitato che la Polizia di Stato perdesse delle preziose professionalità, oggi essenziali per presidiare la più insidiosa tra le frontiere della criminalità. Vitali anche in chiave futura!”.

All’appuntamento congressuale hanno preso parte: Felice Romano, Segretario Nazionale del Siulp, Cataldo Motta, già Procuratore Capo di Lecce, Carla Durante, Vice Questore e Capo del Centro Operativo della Dia di Lecce e Ada Chirizzi, Segretario Generale Cisl Lecce.

“Salento e Sicurezza, dalla Polizia di Prevenzione alla Polizia di predizione”, questo il titolo dell’evento nel quale sono stati affrontati temi importanti che riguardano la sicurezza dei cittadini e delle nostre comunità: dalla criminalità al cybercrime, attraverso un’analisi puntuale dell’evoluzione del sistema criminale e dei nuovi sistemi di contrasto adottati e messi in campo dal personale di Polizia.

Tanti i temi trattati nella relazione congressuale dal Segretario Provinciale, Mirko Bray, a cominciare dai tristi giorni della pandemia che cominciano lentamente a diventare un triste ricordo ma che pure tanti strascichi hanno lasciato nella nostra società. Il pensiero è andato a quei poliziotti che hanno perso la vita in quelle settimane in cui il virus non era conosciuto, non si sapeva come ci si poteva difendere, scarsa era la dotazione dei dispositivi di protezione ma il personale della Polizia di Stato era ugualmente impegnato quotidianamente a garantire il rispetto delle regole.

Il sindacato di Polizia si è soffermato sui dati con cui l’Eurispes ha fotografato l’indice di permeabilità dei territori alla criminalità organizzata, a cominciare dalla Puglia. Nella nostra regione, infatti, le interdittive antimafia sono state 3.919, con un incremento del 33% rispetto al precedente rilevamento, risultando quindi la terza regione per amministrazioni sciolte per infiltrazioni mafiose, raggiungendo il numero più alto dal 1991, anno di introduzione della normativa sullo scioglimento per mafia degli Enti locali.

“La Puglia, ed il Salento in particolare, – ha detto Bray nel suo intervento – sono estremamente attrattivi, la forte vocazione turistica accende inevitabilmente i malsani appetiti della criminalità organizzata, in particolare verso la ristorazione, uno dei settori che sta pagando di più lo scotto della pandemia con un crollo dei ricavi intorno al -56%. I rapporti della Banca d’ Italia sul riciclaggio evidenziano come questa condizione economica potrebbe esporre circa 9 mila ristoranti a condizioni di vulnerabilità finanziaria, con il conseguente rischio di infiltrazione delle organizzazioni criminali, sempre più bisognose di riciclare il denaro proveniente dalle attività sommerse”.



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