L’Anticiclone regala la classica ottobrata romana, autunno mai così caldo

L’alta pressione regalerà tanto sole e temperature piacevoli, vicine ai 30 gradi nelle ore più calde della giornata. La tradizionale ottobrata romana è confermata

I prossimi giorni di ottobre saranno ancora scanditi dall’anticiclone africano che regalerà tanto sole e temperature piacevoli. L’Autunno non è ancora riuscito a imporsi, tanto che l’asticella della colonnina di mercurio continua a segnare valori ‘insoliti’ per il periodo. E secondo gli esperti, nel fine settimana le temperature dovrebbero salire ancora. Sabato 7 e Domenica 8, il termometro potrebbe raggiungere, con tranquillità, picchi fino a 28-30°C. Insomma, è un autunno strano. Di giorno, chi può, indossa il costume e si gode un’altra giornata di mare, di sera si rispolverano dagli armadi qualche maglioncino leggero per ripararsi dal fresco. Fresco, non freddo, grande assente fino a quando continuerà a dominare l’alta pressione che, previsioni alla mano, non ha alcuna intenzione di mollare la presa. Semmai, come detto, pare voler rincarare la dose.

Nessun cambiamento, salvo sorprese, è atteso almeno fino alla metà del mese, quando l’Autunno potrebbe provare ad alzare la voce.

Una bella parentesiche non dovrebbe “sorprendere”. È la classica «ottobrata romana», termine ormai diventato di uso comune per indicare quei ‘giorni’ di beltempo che invogliano ad organizzare gite fuori porta e passeggiate all’aria aperta. Un periodo in cui si vive una seconda estate, quando ormai è bella che archiviata, ma con i colori e i sapori dell’autunno.

Il punto è che non si tratta solo di una parentesi. La cosiddetta ottobrata, che anticamente indicava le tradizionali feste che chiudevano il periodo della vendemmia, durerà a lungo, fino a quando l’alta pressione dovrebbe cominciare a battere la ritirata per lasciare il campo a una fase di tempo piuttosto instabile su buona parte del Paese.

Tra storia e tradizioni popolari, cos’è l’ottobrata romana?

C’è stato un tempo in cui l’Ottobrata romana non indicava solo un periodo dell’anno scandito da giorni soleggiati e temperature miti che sembrano più una seconda estate che l’inizio dell’autunno, ma corrispondeva ad un vero e proprio rito che riprendeva la tradizione degli antichi Baccanali, lle festività pagane legate al ciclo delle stagioni e alla celebrazione del dio vino.

Per celebrare il raccolto e la fine del duro lavoro nei campi, ogni famiglia organizzava una gita fuori porta e da ogni rione di Roma partivano le carettelle, le tipiche carrozze a forma di guscio d’uovo trainate da due cavalli, bardati e adornati di sonagli e campanacci, su cui sedevano le ragazze, vestite in modo ricercato. Chi sedeva al fianco del carrettiere era chiamata la bellona, le alterano semplicemente le minenti.

Il resto della comitiva, parenti e amici che facevano da “scorta” seguiva a piedi il carro fino alla destinazione: Testaccio, ma anche Ponte Milvio, San Giovanni, Porta Pia, San Paolo, Monteverde e Monte Mario, che nella prima metà dell’Ottocento erano ancora coltivati a orti e vigne.

A queste scampagnate goderecce, in cui non potevano mancare cibo e buon vino, partecipavano proprio tutti, nobili e popolani. I gruppi divisi, dopo qualche brindisi, si mescolavano, dando vita ad un’unica grande festa.

L’ottobrata romana era una festa chiassosa, che attirava l’attenzione dei forestieri e di chi era solo di passaggio. Anche Giacomo Casanova racconta di aver vissuto l’ottobrata romana, descrivendola come una giornata bellissima, con un solo difetto: il tragitto da Roma a Testaccio, troppo breve per permettergli di stare insieme alle sue donne a bordo della carettella.



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