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Compra caffè, biscotti e affettati, ma alla cassa rifiutano i buoni spesa. “Non sono beni di prima necessità”

by Redazione
18 Aprile 2020 11:49
in Attualità
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I buoni spesa messi a disposizione dai Comuni grazie al Fondo di solidarietà anticipato dal Governo erano attesi con ansia dalle famiglie in difficoltà, costrette a far quadrare i contri tra i bisogni quotidiani e il portafoglio sempre più vuoto.

È una delle tante facce del Coronavirus che ha cambiato molte abitudini e ha messo a dura messo a dura prova il sistema sanitario italiano e molti cittadini che hanno dovuto, per un motivo o per un altro, smettere di lavorare.

Questi voucher da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari sono una boccata di ossigeno, ma non per tutti come ci racconta una cittadina di Presicce-Acquarica rimasta letteralmente di stucco quando pensava di pagare il conto della spesa fatta al supermercato con i ticket che aveva ottenuto rientrando nei ‘requisiti’ richiesti per averlo.

Alla cassa ha scoperto che il caffè, i biscotti, il formaggio da grattugiare, il burro, gli affettati e le merendine per il proprio bambino non erano contemplati nell’elenco che le autorità amministrative avevano fornito ai negozi del territorio. Insomma, niente di tutto questo rientrava nei ‘beni di prima necessità‘ come la farina, il latte, il riso, la pasta o la carne.

«È stato umiliante quando la cassiera, che non ha nessuna colpa, mi ha detto che non potevo pagare tutto con i buoni spesa e ho dovuto centellinare quello che avevo messo nel carrello, lasciando i prodotti che non potevo permettermi di pagare. Oltre al disagio mio per l’increscioso malinteso, c’era anche quello delle altre persone in fila che già, causa Coronavirus, devono attendere con pazienza il proprio turno. Qualcuna ha capito, qualcun altro ha borbottato, ma forse non aveva ben capito la situazione. Capisco le sigarette e gli alcolici, ma gli affettati per il panino al bambino mi sembra esagerato».

La signora che ci ha contattato, tornata a casa, si è presa la briga di chiedere se nei paesi limitrofi ci fossero queste restrizioni assicurandoci che né a Racale, né a Taurisano, né a Specchia sono state emanate regole così stringenti.

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