Concessioni demaniali, stamane la Commissione. Quinto: “Confusione nelle norme, serve chiarimento legislativo”

L’incontro è stato convocato dalla Commissione controllo, è stato invitato il legale leccese, avvocato amministrativista ed esperto della materia.

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Si è svolta nella mattinata di oggi la riunione della Commissione di Controllo presso il Comune di Lecce, convocata per un approfondimento della questione, molto dibattuta negli ultimi giorni, della proroga delle concessioni demaniali marittime per uso turistico. Alla riunione è stato invitato l’Avvocato Pietro Quinto, amministrativista e esperto della materia.

Nella sua relazione, il legale leccese, ha evidenziato la confusione legislativa sul tema delle proroghe e la mancanza nel legislatore di una linea coerente con i principi di derivazione europea che hanno dato luogo alla sentenza della Corte di Giustizia nel 2016 circa la illegittimità delle proroghe automatiche per contrasto con la Direttiva Bolkestein e l’art. 49 del Trattato.

Secondo Quinto si pone il problema per i Comuni di adottare politiche coerenti e conformi alla legge sulle istanze di proroga, richiamando la recente sentenza del Tar di Lecce, in linea con le dichiarazioni rese in questi giorni dal Presidente Pasca, che ha stigmatizzato l’assenza del Governo e del legislatore per una riforma organica della materia.

L’Avv. Quinto ha ricordato che la sentenza di “Via Rubichi”, nel confermare la illegittimità delle disposizioni contenute nella legge finanziaria del 2018 circa le proroghe amministrative sino al 2033, ha però sancito che la disapplicazione di tali disposizioni non può essere rimessa al funzionario comunale, bensì al Giudice. “Si tratta – ha sottolineato– di una sentenza che affronta pragmaticamente un particolare profilo sull’obbligo di disapplicazione delle norme statali confliggenti con i principi europei, pacificamente riconosciuto dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato e della Cassazione Penale. La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale è di certo innovativa, come tale dovrà essere sottoposta al vaglio del Giudice d’appello, che si è espresso in senso contrario, unitamente alla Corte di Giustizia.

Nelle more si pone il problema dell’atteggiamento dei Comuni che dovrebbero applicare una legge pacificamente illegittima. Non potendo il funzionario ‘disapplicare’ la normativa, come affermato dal TAR, sarebbe utile – prosegue – adottare un atteggiamento soprassessorio in attesa di un chiarimento a livello legislativo e giurisprudenziale. D’altro canto il recente Decreto ‘Rilancio’ contiene una disposizione (art. 182), che tutela gli attuali concessionari perché fa divieto ai Comuni di pretendere il rilascio delle aree e addirittura di dare seguito alle procedure concorsuali.

In ogni caso non è più rinviabile una riforma organica del settore, che, sola, può giustificare provvedimenti interinali di proroga, ma, soprattutto, può garantire agli operatori del settore certezze e non esporli ad interventi della Magistratura Penale, che, da tempo, ha disapplicato le leggi di proroga automatica, disponendo il sequestro degli stabilimenti per occupazione abusiva del demanio”.



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