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Scarlino, 98 posti a rischio. I lavoratori del salumificio proclamano lo stato di agitazione

by Lino Dimitri
30 Giugno 2015 19:38
in Attualità
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Tre motivi alla base della protesta, tre motivazioni che fanno scattare lo stato di agitazione. I lavoratori della Scarlino di Taurisano tornano sul piede di guerra e ad annunciarlo sono tre organizzazioni sindacali, Flai Cgil, Ugl e Cisal che, nel firmare il documento inviato all’azienda taurisanese, a Confindustria e alla Prefettura leccese, dichiarano: “Siamo costretti a proclamare lo stato di agitazione, dopo la pressante richiesta dei lavoratori, iscritti e non”.

Sono diversi e gravi, come detto, i motivi che hanno spinto i 98 lavoratori a questa scelta che, se non saranno date risposte concrete e individuate opportune soluzioni, potrebbe andare avanti ad oltranza. Flai, Ugl e Cisal, infatti, preannunciano che attueranno prossimamente ogni eventuale forma di protesta se non si dovesse trovare un punto d’incontro con l’azienda di Taurisano.

Ecco i tre motivi che hanno portato a questa situazione. La prima è l’imminente scadenza degli ammortizzatori sociali: i lavoratori sono infatti sia in Cassa integrazione ordinaria (70 di loro) sia in Contratto di solidarietà. Le promesse disattese sono la seconda motivazione: “Nella riunione del 5 giugno scorso”, fanno sapere i sindacati, “l’azienda si era impegnata a far rientrare al lavoro almeno una ventina di unità lavorative”. Anziché da 20 persone, la ripresa produttiva nel sito di Taurisano è stata invece attuata da appena una decina di lavoratori: “Le figure professionali richiamate”, spiegano Flai Ugl e Cisal, “non sono sufficienti nemmeno a ricoprire le mansioni richieste per il normale svolgimento dell’attività lavorativa”. Nel frattempo, proprio in queste ore, con una notevole tempestività rispetto alla proclamazione dello stato di agitazione, l’Azienda ha comunicato che, dal 6 luglio prossimo, rimetterà in cassa integrazione anche quella decina di lavoratori. Decisione che di fatto annulla completamente gli accordi presi il 5 giugno scorso. La mancata retribuzione è la terza importante motivazione: i lavoratori infatti, nonostante siano in regime di ammortizzatori sociali, stanno ricevendo pagamenti soltanto parziali rispetto al dovuto.

Le preoccupazioni dei lavoratori aumentano ogni giorno che passa: crescono “i dubbi, le angosce e i problemi” dei lavoratori e delle loro famiglie, spiegano le tre Organizzazioni sindacali, anche davanti alla constatazione che, l’azienda mentre ferma il sito produttivo di Taurisano e mette i lavoratori in cassa integrazione e in regime di solidarietà, contestualmente avvia un sito produttivo in Polonia e vi investe, trasferendovi anche i macchinari che prima erano nella fabbrica salentina.

Tags: licenziamenti
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