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Morte nel salumificio Scarlino, emergono nuove irregolaritè

by Barbara Tornese
24 Agosto 2017 14:09
in Cronaca
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I legali di Attilio Scarlino depositano al Tribunale del Riesame il ricorso per chiedere l’annullamento dell’ordinanza, emessa dal Gip Antonia Martalò lo scorso 16 novembre, che revocava la misura cautelare degli arresti domiciliari, ma disponeva, per l’imprenditore di Taurisano, l’interdizione dalle attività imprenditoriali per tre mesi. Intanto, la Procura accerta un’altra anomalia nel salumificio. 

Lo scorso sedici novembre il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Antonia Martalò, aveva revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari per l’imprenditore di Taurisano Attilio Scarlino. La misura cautelare è stata sostituita dall’interdizione, di tre mesi, dalle attività imprenditoriali. Secondo i legali di Scarlino, gli avvocati Vito Epifani e Alfredo Gaito la misura adottata dal Gip risulterebbe penalizzante rispetto alla precedente. Nel periodo del regime domiciliare – durato più di due mesi – il titolare del noto salumificio, nel quale perse la vita l’operaio Mario Orlando, aveva l’autorizzazione a firmare documenti e ricevere dipendenti; prerogativa che ora, non gli appartiene.

Intanto, proseguono i sopralluoghi dell’Ingegnere, incaricato del caso dalla Procura di Lecce, Cosimo Prontera. Dagli ultimi controlli, sarebbe emersa una terza anomalia riguardante i dispositivi antinfortunistici che, secondo gli inquirenti, avrebbero procurato la morte ad Orlando, deceduto a causa delle profonde lesioni interne riportate dalle lame della macchina impastatrice, cui era addetto alla pulizia.

Dalle prime ispezioni, emerse che questi dispositivi – dei cancelletti elettronici – che regolano l’accesso dei lavoratori alle vasche, erano stati manomessi. In seguito, l’Ingegner Prontera scoprì che il pulsante rosso di emergenza risultava non funzionante e, dunque, inutile in caso di necessità. Ora, una nuova irregolarità spunta dai controlli: anche i cancelletti elettronici rimossi non sarebbero stati funzionanti. Pur se lasciati dove dovevano essere, cioè posti come sistema automatico di blocco sui macchinari, i dispositivi non avrebbero bloccato le pale, preservando l’incolumità dei dipendenti.

Tags: scarlino
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