Una data, una storia. 30 aprile, il suicidio di Adolf Hitler

Nel bunker di Berlino, Adolf Hilter si suicidà sparandosi un colpo di rivoltella alla testa. Era il 30 aprile del 1945.

Nonostante l’Italia sia il Paese della Storia, della Cultura, dell’Arte, gli italiani sono scarsi conoscitori del passato. Senza memoria si muore e senza la coscienza della storia è vana la speranza del futuro. Oggi ricordiamo il suicidio di Hitler. Era il 30 aprile 1945.

Mentre l’Italia aveva da poco ritrovato la libertà perduta, in Germania si combatteva ancora. E il fondatore del Nazionalsocialismo, rinchiuso nel suo bunker a Berlino, meditava sull’imminente disfatta.

In una guerra che aveva provocato in meno di sei anni circa 50 milioni di morti, non può esservi un vincitore, ma solo sconfitti. Eppure la Russia è stata, senza dubbio, la potenza militare che ha realmente determinato la fine della guerra, almeno in Europa. Il tributo di sangue dei russi fu altissimo, per capirci dovremmo dire 50 volte superiore a quello dell’Italia che fu il Paese con meno morti fra tutti i primi protagonisti della guerra. La Russia aveva visto morire decine di milioni di suoi figli, ma fu proprio grazie all’efficienza tecnica e al valore della sua armata se Hitler non conquistò l’intero continente e se il massacro degli ebrei ebbe fine a un certo punto.

Nelle prime settimane del 1945, mentre gli alleati avevano praticamente restituito alle sovranità nazionali la gran parte del territorio europeo, la Germania resisteva ancora in maniera sbalorditiva.

I generali di Adolf Hitler non avevano potuto arretrare di loro volontà, il fuhrer nella sua tragica e folle visione sperava ancora in qualche miracolo che ribaltasse le sorti della guerra. Ma il destino era segnato. Le truppe russe, dopo aver scritto negli anni precedenti pagine di nobiltà storica nella difesa di Stalingrado, adesso avevano il coltello dalla parte del manico e stavano per sfondare l’ultima resistenza tedesca.

Negli ultimi giorni del mese di aprile caddero le strenue resistenze dei consiglieri di Hitler. Nessuno fra coloro che avevano obbedito ciecamente al fuhrer e che ne avevano ottenuto fortune in carriera e potere rimase al suo posto. Chi cercò di mettersi in salvo e scampare alla forca o alla fucilazione, chi tentava di mettersi d’accordo con i futuri vincitori come il capo delle S.S Heinrich Himmler, chi, come il ministro per la propaganda Joseph Goebbels preparava in segreto la dipartita da questo mondo.

Il matrimonio con Eva Brown e le ultime ore di vita

Hitler, dopo aver sposato con cerimonia fugace la compagna Eva Brown e aver emesso sentenze di morte per alto tradimento (disperate vendette di un uomo perduto e sconfitto, nella guerra e dalla storia) nei confronti di chi era stato al suo fianco per anni e lo aveva fedelmente servito, capì che i russi avrebbero preso Berlino e dato dimostrazione ai tedeschi della propria superiorità con azioni spietate nei confronti dei capi del nazismo e del loro fuhrer. Fu a tutti chiaro, tranne a Hitler, che i russi, come gli americani, non avevano vendette da consumare o prezzi da far pagare al popolo tedesco, ma che il popolo tedesco fosse vittima, invece, come e più di tutti gli altri, della follia di 4 o 5 persone.

La mattina del 30 aprile gli ultimi generali ancora fedeli al capo del Nazismo riferirono che non c’erano più divisioni in grado di combattere e che gli ultimi manipoli di soldati erano stati circondati e fatti prigionieri. La Germania, insomma, era stata messa fuori combattimento e il governo tedesco sarebbe stato presto considerato colpevole di crimini di guerra e contro l’umanità.

Da quel momento nessuno sentì più parlare Adolf Hitler, il quale dopo aver pranzato si ritirò nel suo appartamento privato con la moglie Eva, sposata il giorno prima. Quando un collaboratore del fuhrer entrò nella stanza intorno alle ore 16.00 trovò il corpo senza vita di Hitler e della Brown, il primo colpitosi a morte con un colpo in testa della sua pistola, l’altro riverso per terra, ma senza alcuna ferita. La Brown aveva ingerito acido cianidrico, il più potente veleno esistente che porta la morte in pochi istanti. Hitler moriva per non accettare la condanna degli uomini del suo tempo. Qualche giorno prima aveva compiuto 56 anni.

Intanto il ministro Goebbels rimasto a capo di ciò che restava del Terzo Reich meditava eguali propositi. E il giorno dopo, il primo di maggio del 1945, sparò alla moglie e poi a se stesso, dopo aver narcotizzato prima con la morfina e avvelenato poi con il cianuro i sei figli piccoli. La tragedia era compiuta anche per il Nazismo. Calava il sipario per la guerra in Europa, mentre si sarebbe combattuto ancora per altri quattro mesi nel Pacifico, con la tragedia della bombe atomiche sul Giappone e la fine della guerra a settembre, dopo sei anni esatti (settembre del ’39) da quando Hitler l’aveva cominciata invadendo la Polonia.

Con la morte di Hitler, la Germania sentì forte il peso di una ritrovata responsabilità e pagati i debiti civili e in parte morali ed economici, nel giro di qualche anno tornò ad essere una grande potenza economica, così come è oggi, la più grande potenza d’Europa.



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