Venerdì 13, cronaca semiseria di una giornata con pessima reputazione

C’è qualcosa nell’aria quando il calendario segna venerdì 13: una leggera tensione, tra superstizione, ironia e la curiosa normalità di una giornata qualsiasi.

C’è qualcosa nell’aria quando il calendario segna venerdì 13. Non lo vedi, non lo tocchi, ma lo percepisci, come una leggera e inspiegabile tensione. Non è paura, più una sensazione che ti fa dire “penso che potrebbe succedere qualcosa di strano”. Perché sì, oggi è quel giorno lì: quello che da secoli ha una reputazione peggiore di un gatto nero che ti taglia la strada con lo zaino pieno di specchi rotti.

Il venerdì 13 è probabilmente il giorno più frainteso dell’anno. Non ha fatto nulla di male, ma ogni volta che arriva tutti lo guardano con sospetto. È un po’ come quel vicino di casa silenzioso che non disturba nessuno, che si fa i fatti suoi, ma che finisce al centro delle chiacchiere del condominio.

Le superstizioni, in fondo, sono una specie di tradizione popolare. Sono racconti che si tramandano, piccoli rituali per dare un senso alle coincidenze. Così il povero numero 13 è finito nel ruolo del “cattivo” della storia da una cena biblica (l’Ultima Cena con 13 commensali, incluso Giuda il traditore), mentre il venerdì, che di solito annuncia il weekend, si è trovato coinvolto nel complotto.

Il risultato è una giornata che sembra uscita da un romanzo leggermente ironico. C’è chi evita di prendere decisioni importanti, chi guarda con sospetto le scale, e chi preferisce non incrociare gatti neri per precauzione, come se fossero agenti segreti della sfortuna.

Eppure, se ci pensi bene, il venerdì 13 è anche una scusa perfetta per ridere delle nostre paure più piccole. Perché alla fine succede quasi sempre la stessa cosa: la giornata passa normalmente. Il caffè si beve, le chiavi si trovano, e il mondo continua a girare come sempre.

Forse è proprio questo il suo segreto. Il venerdì 13 ci ricorda che siamo esseri umani: un po’ razionali, un po’ superstiziosi, e sempre pronti a raccontare una storia in più per rendere la realtà un po’ più interessante.

E che importa se, alla fine, la giornata passa tranquilla, quasi deludente nella sua normalità.

Domani, se succederà qualcosa di strano, qualcuno dirà comunque:
“Eh, però ieri era venerdì 13.”