Botte, minacce e sputi alla compagna, sotto effetto di droga e davanti ai figli: 54enne sotto processo

Il giudice, al termine dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio C.Z., 54 anni di Lecce, con le accuse di stalking, maltrattamenti e lesioni.

Finisce sotto processo per avere, sotto effetto di cocaina, maltrattato la convivente alla presenza dei figli minorenni, accecato dalla gelosia. Il gup Michele Toriello, al termine dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio C.Z., 54 anni di Lecce, per le accuse di stalking, maltrattamenti e lesioni.

La prima udienza del processo è fissata per il 20 ottobre, dinanzi al giudice monocratico Bianca Maria Todaro. L’imputato è difeso dall’avvocato Massimiliano Petrachi. La ex compagna si è costituita parte civile con l’avvocato Fabrizio Pisanello.

Le indagini hanno preso il via dalla denuncia della donna. Secondo l’accusa, C.Z. l’aggrediva colpendola con schiaffi al volto, nonché minacciandola di morte, proferendole varie ingiurie e le controllava il telefono, accertava tutti i suoi spostamenti e qualsiasi frequentazione. In una circostanza, nel 2017, le sferrava due violenti schiaffi al volto, le lanciava contro una bottiglia d’acqua e la sputava in faccia.

Nel giugno 2019, invece, aggrediva un suo collega di lavoro, schiaffeggiandolo, convinto che le avesse toccato il seno. Analogo episodio di violenza si ripeteva il 2 agosto, allorquando colpiva la compagna con una testata al volto provocandole lesioni personali consistite in “trauma contusivo seno frontale”.

Dopo la decisione di lasciare il compagno sarebbero iniziati gli atti persecutori. Nel mese di ottobre 2019 dapprima l’uomo la minacciava dicendole che sarebbe tornato sul posto di lavoro “per fare casino” se non si fosse presentata presso la vecchia comune abitazione per parlare e avendola così convinta, subito dopo, la costringeva a non allontanarsi, mentre faceva uso di cocaina.

E in data 13 ottobre, all’interno di un bar, la afferrava per il braccio e la costringeva ad uscire fuori, accusandola di avere relazioni con altri uomini e di prostituirsi. Subito dopo, con violenza, le tirava la borsa sottraendole il telefono cellulare per poi procedere all’analisi sia delle telefonate che dei messaggi. Nella medesima circostanza la minacciava di morte proferendo con testuali parole “ti faccio male…ti devo sparare”, tanto da costringere la donna a richiedere l’intervento di una pattuglia della Polizia Locale che transitava nelle vicinanze.



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