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​Agguato Nardò gli inquirenti sulle tracce del quinto uomo che manca all’appello

by Redazione
1 Agosto 2017 14:40
in Cronaca
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Il puzzle dell’intricata vicenda del tentato omicidio di Gianni Calignano, il 27enne di Nardò ferito con un colpo di pistola al torace e lasciato sanguinante all’ingresso del Pronto Soccorso dell’ospedale il 16 maggio scorso, potrebbe presto essere completo.
 
Il pezzo mancante, dopo l’arresto a Genova di Rocco Falsaperla, 43 anni originario di Gela e le manette strette ai polsi di Angelo Caci, anche lui originario della cittadina in provincia di Caltanissetta, ma residente in Piemonte, Francesco Russo, 64 enne neretino e del figlio 27enne Giampiero, è un quinto indagato che – secondo la ricostruzione – farebbe parte del clan dei neretini, attivo assieme a quello dei siciliani, nel racket delle estorsioni. 
 
Gli inquirenti sono sulle sue tracce e a breve potrebbe esserci l’ultimo arresto che chiuderebbe il cerchio su questa fase di indagine. Nei giorni scorsi, infatti, sono stati effettuati importanti accertamenti e sarebbero stati acquisiti nuovi elementi investigativi.
 
Intanto, Rocco Falsaperla, che si trovava nella città ligure quando è stato ‘accompagnato’ in carcere, durante l’interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Insomma, ha fatto scena muta esattamente come gli altri. Gli atti sono stati trasmessi per rogatoria al Gup Maritati.
 
L’agguato che ha permesso di accendere i riflettori su una guerra “silenziosa” tra gruppi rivali per il controllo degli affari illeciti, sarebbe nato come una sorta di vendetta contro Calignano, reo di aver indossato i panni di ‘angelo custode’ di un commerciante vittima di estorsione da parte di Russo Junior che si sarebbe presentato con un riconoscibile biglietto da visita “Mi manda zio Angelo (Caci ndr.)”. Il 27enne, in effetti, lo avrebbe rassicurato dicendogli che ‘avrebbe potuto dormire sogni tranquilli’. Così non è stato, i taglieggiatori sono tornati alla carica, picchiando il titolare del negozio che non poteva pagare. 
 
Dopodiché, Russo padre e il gelese Casi hanno presentato il conto anche al 27enne, sparandogli. I due, infatti, rispondono anche di tentato omicidio aggravato.

Tags: estorsionitentato-omicidio
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