Abusò più volte della nipotina sotto minaccia in casa ed in luoghi appartati? Zio condannato a 6 anni ed 8 mesi

Un 41enne, di un paese dell’hinterland di Otranto, è stato condannato a 6 anni ed 8 mesi. Rispondeva dell’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata.

Era accusato di una serie di abusi e minacce alla nipotina ed un 41enne, di un paese dell’hinterland di Otranto, è stato condannato a 6 anni ed 8 mesi. La sentenza è stata emessa dal gup Giulia Proto al termine del processo con il rito abbreviato (consente lo sconto di pena di un terzo). Il giudice ha disposto poi una serie di provvisionali: 20 mila euro per la vittima, ora maggiorenne, e 4 mila euro per ciascuno dei genitori. Non solo, anche il risarcimento del danno in separata sede. La ragazza ed i genitori si sono costituiti parte civile, attraverso l’avvocato Claudio Mangia. Il pm Carmen Ruggiero aveva invocato la condanna a 9 anni.

Il 41enne rispondeva dell’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata. È assistito dal legale Alessandra Bleve che potrà presentare ricorso in Appello, non appena verranno depositate le motivazioni tra 40 giorni.

Gli episodi contestati si sarebbero verificati a partire dal 2011, quando la vittima aveva appena 10 anni e sino al settembre del 2017. L’inchiesta ha preso il via dopo la denuncia dei genitori della ragazzina. Secondo l’accusa, lo zio avrebbe costretto la nipote a subire e compiere atti sessuali.

Gli abusi dello zio

Gli abusi si sarebbero verificati presso la propria abitazione, in auto e in luoghi appartati. La vittima sarebbe stata presa con la forza, spogliata e in un’occasione l’uomo l’avrebbe molestata sessualmente mentre dormiva, approfittando del suo stato di torpore.

Come detto, gli abusi sarebbero spesso avvenuti sotto minaccia. Addirittura, lo zio le avrebbe intimato di non raccontare nulla e di sottostare alle sue pretese sessuali, altrimenti avrebbe ucciso i genitori o avrebbe rivelato al padre il suo vizio del fumo.

Durante le indagini si è svolto l’ascolto protetto della ragazzina, nella forma dell’incidente probatorio.



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