Un durissimo colpo alla criminalità organizzata nel Nord Salento è stato inflitto all’alba di oggi dai Carabinieri del Comando Provinciale di Lecce. Su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), i militari hanno dato esecuzione a 30 misure cautelari (27 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) emesse dal GIP del Tribunale di Lecce.
Gli arresti hanno riguardato: Claron Bajrusi, 24enne di Casalabate; Michael Canoci, 23enne di Torchiarolo; Patrick Cava, 30enne di Guagnano; Cosimo De Luca, 39enne di Squinzano; Mirco Garzia, 30enne di Torchiarolo; Emanuele Giordano, 32enne di Squinzano; Davide Guerrieri, 39enne di Squinzano; Alessandro Guido, 42enne di Squinzano; Gianmarco Maci, 27enne di Squinzano; Luca Margherito, 49enne di Squinzano; Patrizio Margilio; 43enne di Squinzano; Gianluca Melendugno; 48enne di Squinzano; Mattia Miccoli, 35enne di Squinzano; Roberto Micelli, 49enne di Squinzano; Alessio Miglietta, 23enne di Campi Salentina; Francesco Morelli, 31enne di Squinzano; Mattia Pennetta, 26enne di Squinzano; Antonio Perrone, 27enne di Torchiarolo; Simone Primiceri, 32enne di Trepuzzi; Andrea Spagnolo, 47enne di Squinzano; Giuseppe Alex Tommasi, 23enne di Torchiarolo; Vittorio Vadacca, 23enne di San Donaci; Raffaele Vedruccio, 24enne di Squinzano; Giovanbattista Cairo, 40enne di Squinzano; Samuele Gravili, 23enne di Trepuzzi; Salvatore Tafuro; 67enne di Squinzano; Bajran Bajrusi 36enne di Squinzano; Gianfranco Grasso, 53enne di Squinzano; Antonio Guadadiello detto “Roberto”, 43enne di Squinzano e Giosuè Primiceri; 64enne di Trepuzzi.
L’operazione, che conta complessivamente 52 indagati, ha visto l’impiego di oltre 200 militari dell’Arma Territoriale, supportati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Puglia”, dai Nuclei Cinofili e Elicotteri di Bari, e dagli assetti specializzati API e SOS.
Le accuse nei confronti degli indagati, ritenuti responsabili a vario titolo di gravi reati aggravati dal metodo mafioso, includono: Associazione di tipo mafioso; tentato omicidio in concorso; associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti; detenzione e porto illegale di armi da guerra ed esplosivi e ricettazione, incendio, violenza privata e minacce.
L’attività investigativa, denominata “Core” dal soprannome ricorrente emerso nelle intercettazioni, è stata condotta dal Nucleo Investigativo di Lecce. Avviata nel dicembre 2022 a seguito del tentato omicidio di un pregiudicato a Squinzano, l’indagine si è conclusa nel maggio 2024.
Gli accertamenti hanno documentato l’operatività di un’articolazione della Sacra Corona Unita attiva nel Nord Salento, in particolare nei comuni di: Trepuzzi; Squinzano; Campi Salentina e Torchiarolo
Accanto al nucleo mafioso principale, gli inquirenti hanno individuato un’associazione parallela dedita al traffico di cocaina, hashish e marijuana, caratterizzata da una forte disponibilità di armi e dal ricorso sistematico a condotte violente per il controllo del territorio.
Le indagini hanno fatto emergere lo svolgimento di tre veri e propri “summit” criminali, tenutisi in una masseria diroccata tra Squinzano e Torchiarolo e in un’abitazione del centro storico di Lecce. Durante questi incontri venivano celebrati i riti di affiliazione mafiosa, impartite le direttive sullo spaccio e gestiti i contrasti interni ed esterni.
Il rituale di affiliazione documentato presentava tratti fortemente simbolici e identitari come l’incisione di una croce sulla spalla destra, sul petto o sull’addome dell’affiliando; il bacio sulle labbra tra i partecipanti al rito e, in alcuni casi, il dono di una collanina con un crocefisso e la celebrazione con dolci e spumante.
Le intercettazioni hanno rivelato l’estrema prudenza del gruppo. Nei primi giorni di giugno 2023, la vista di numerosi mezzi delle forze dell’ordine in circolazione a Lecce aveva generato il panico tra i sodali, convinti che fosse in corso una retata. Solo successivamente i membri del clan avevano scoperto che i movimenti erano legati esclusivamente alle celebrazioni per la festa dell’Arma dei Carabinieri.
Tra gli episodi di violenza ricostruiti spicca il violento agguato del 28 dicembre 2022 a Squinzano. La vittima, un pregiudicato del luogo che si trovava in un distributore di carburanti insieme alla compagna e ai tre figli minori, è stata ferita a un piede da un colpo di AK-47 Kalashnikov, riuscendo a salvarsi nascondendosi dietro la cassa automatica. L’azione, integralmente ripresa dalle telecamere di videosorveglianza, è stata catalogata come un tipico regolamento di conti della criminalità organizzata.
Nel corso delle attività di riscontro, che hanno portato anche a 13 arresti in flagranza, i Carabinieri hanno proceduto al sequestro di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti e di un vero e proprio arsenale. Sono stati sequestrati, infatti, 3,6 Kg di marijuana, 1,5 Kg di hashish e 500 grammi di cocaina; il fucile d’assalto Kalashnikov utilizzato nell’agguato di dicembre e una pistola Beretta, revolver con matricola abrasa, fucili modificati e munizionamento.
Nel gergo della consorteria criminale, le pistole a disposizione del gruppo venivano chiamate con nomi di donna (come “Giulia”, “Patrizia” e “Gisella”), a dimostrazione del rapporto fortemente ritualizzato ed esclusivo che i sodali mantenevano con le armi.
L’operazione coordinata dalla DDA di Lecce rappresenta una risposta decisa dello Stato nel contrasto alla Sacra Corona Unita. La documentazione dei rituali tradizionali conferma come, nonostante l’evoluzione dei modelli criminali, i simboli e il vincolo associativo restino elementi centrali per la coesione dei clan salentini.
Naturalmente, il procedimento penale verte attualmente nella fase delle indagini preliminari e che, fino a sentenza definitiva, tutti gli indagati devono ritenersi non colpevoli.






