Arriva l’assoluzione per il noto imprenditore Antonio Scarlino per il crac finanziario di due società. Oggi i giudici della seconda sezione collegiale (presidente Bianca Todaro), al termine del processo di primo grado, hanno assolto nel merito il 55enne di Taurisano dal reato di bancarotta fraudolenta.
Scarlino rispondeva anche dell’ipotesi di reato di “mendacio e falso interno”, in concorso con l’avvocato Luigi Mario Provenzano, 62 anni di Matino, e per questa contestazione sono stati entrambi assolti.
Scarlino è difeso dall’avvocato Andrea Sambati, mentre Provenzano è assistito dall’avvocato Ivana Quarta. Entrambi hanno sostenuto, durante la loro arringa difensiva, la completa estraneità dei propri assistiti ai fatti contestati. In una scorsa udienza, il pubblico ministero aveva invocato la condanna a 6 anni per Scarlino e a 3 anni per Provenzano.
Le contestazioni per bancarotta fraudolenta
Il primo episodio contestato ad Antonio Scarlino, in qualità di amministratore unico, riguardava la “Diciotto s.r.l.” in liquidazione, dichiarata fallita nel dicembre del 2017. Si trattava di un’azienda con sede legale prima a Taurisano e poi a Maglie, specializzata nell’acquisto e nella gestione di supermercati, bar e ristoranti destinati alla vendita di prodotti di salumeria, acquistati dalla Wommy s.r.l. (anch’essa fallita). Secondo il pm Donatina Buffelli, titolare dell’inchiesta, l’imprenditore avrebbe “distratto”, in riferimento all’anno d’imposta 2015, una serie di beni per un valore complessivo di 1.672.936,31 euro.
Il secondo episodio di bancarotta riguardava invece la Wommy s.r.l., specializzata nel commercio all’ingrosso di salumi, formaggi e carni. Anche in questo caso, secondo l’accusa, Scarlino avrebbe distratto beni per un valore complessivo di 1.844.448 euro.
Per entrambi gli episodi di bancarotta, Scarlino è stato assolto al termine del processo.
L’accusa di falso e mendacio bancario
Secondo la Procura, tra i mesi di aprile e giugno del 2017, Antonio Scarlino avrebbe inoltre fornito documenti falsi (fatture e contratti) ad una nota banca in merito alla situazione economica sia della Diciotto che della Wommy.
Per mettere in atto tali operazioni, l’imprenditore si sarebbe avvalso dell’aiuto dell’avvocato Provenzano. In realtà, come specificato dalla stessa Procura, il piano non si sarebbe mai concretizzato.
Anche per questo capo d’imputazione è arrivata la piena assoluzione.





