Ospedali sotto pressione e terapia intensive piene. Bloccati i ricoveri non urgenti in Puglia

La Regione Puglia ha sospeso i ricoveri non urgenti sino al 6 aprile prossimo per “garantire il supporto alla rete ospedaliera covid da parte del personale sanitario in servizio presso gli ospedali no covid”

I numeri parlano chiaro. Come confermato anche dall’Agenzia che monitora la situazione nelle strutture sanitarie, in Puglia i posti letto occupati – sia in terapia intensiva che nei reparti di area non critica – hanno superato la soglia limite fissata dal Ministero della Salute. L’aumento dei contagi si ripercuote inevitabilmente sugli Ospedali, sotto pressione soprattutto nella provincia di Bari che, più di altre, sta facendo i conti con il virus. Per cercare di gestire la pressione, la Regione ha deciso di bloccare i ricoveri non urgenti, come accaduto durante la prima ondata.

«Per non intralciare le attività finalizzate alla gestione dei pazienti» è scritto, nero su bianco, in un provvedimento firmato dall’Assessore alla Salute, PierLuigi Lopalcop e dal direttore del dipartimento promozione della Salute Vito Montinaro.

Fino al 6 aprile, sono stati sospesi i ricoveri programmati sia medici che chirurgici nelle strutture ospedaliere pubbliche Covid e no-Covid. Saranno possibili solo i ricoveri di urgenza, provenienti dal Pronto soccorso e quelli cosiddetti «non procrastinabili», cioè i ricoveri elettivi oncologici, i ricoveri elettivi non oncologici di priorità A, malattie rare».

Cosa si intende per ricoveri procastinabili

Come si legge nel documenti (clicca qui) procrastinabili sono « i ricoveri elettivi non oncologici di classe di priorità B e C, che saranno valutati caso per caso dal diritto sanitario del’ospedale e dai primari di riferimento e ricoveri di classe di priorità D.

Nel provvedimento si “consiglia” anche di sospendere la libera professione intramoenia in regime di ricovero (sono garantite, invece, le attività ambulatoriali in intramoenia), di sospendere tutte le attività di ricovero e day service, anche quelle finalizzate al recupero delle liste d’attesa per non intralciare le attività finalizzate alla gestione dei pazienti Covid».



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