Casi di legionella nei Palazzi di Giustizia, il Presidente Tanisi respinge le accuse: “solo voglia di protagonismo”

Il presidente della Corte d’Appello di Lecce, Roberto Tanisi mette la parola fine alle voci su casi di legionellosi in Tribunale.

Legionella: è questo il nome dell’infezione che ha “allarmato” il Tribunale di Lecce e fatto scoppiare il caso con una serie di accuse incrociate.

C’è Gianni Franchi, segretario territoriale Cisl Fp che, in una nota, ha ammesso che una dipendente del Palazzo che si affaccia su Viale De Pietro era stata colpita a luglio, ma di aver taciuto per non creare inutili allarmismi e tutelare la privacy della malcapitata che, tra l’altro, con ogni probabilità aveva contratto il batterio a Roma, dove soggiornava in quel periodo.

Ci sono state, poi, le dichiarazioni di Massimo Battaglia, segretario generale della Confsal-Unsa che ha puntato il dito contro le autorità competenti, interpellate per fare chiarezza. Le “sollecitazioni” non avrebbero mai trovato risposta. Non solo, un altro caso si sarebbe verificato negli uffici di via Brenta, ma su anche questo episodio sarebbe calato il silenzio.

Questa mattina, il Presidente della Corte d’Appello di Lecce, il dottor Roberto Tanisi, ha voluto fare chiarezza in una conferenza stampa, convocata per le 11.30.

Dopo aver precisato che la lettera del 30 agosto – in cui si chiedeva quanto vero ci fosse nella notizia diffusa tra i dipendenti di un caso di legionellosi al Tribunale di Lecce – aveva ricevuto risposta, via mail, lo stesso giorno, “dando l’unica risposta che si poteva dare” (cioè che non c’era nulla di ufficiale), il Presidente ha specificato che «non era e non è corretto sostenere che nel Palazzo di Giustizia ci sia stato un caso di legionella, come ho letto sulla stampa, perché non c’era e non c’è alcuna certezza che il contagio si sia verificato all’interno dell’edificio di Viale De Pietro».

Per eccesso di zelo, nonostante nulla di ufficiale ci fosse, è stato interpellato il responsabile della sicurezza che ha confermato che gli impianti di condizionamento erano stati recolarmente sanificati, prima della loro messa in funzione.

La dipendente colpita dalla legionella

Sempre informalmente, il Presidente Tanisi ha appreso della dipendente del Tribunale che lavora in viale De Pietro colpita dalla legionella, ma ha specificato che è stata attivata la procedura prevista dalla legge: il medico dell’Ospedale, dove è stata ricoverata, ha informato l’ufficio igiene della Asl che ha svolto (e ancora sta svolgendo) tutti gli accertamenti per stabilire la causa e il luogo del contagio.

«Ho personalmente sentito la dipendente – ha dichiarato – che mi ha confermato di aver avuto, nel periodo del contagio, numerosi contatti con impianti di condizionamento, in luoghi diversi: in ufficio, a casa, nei negozi e in una albergo a Roma dove ha soggiornato tre giorni»

La malattia ha come sintomi difficoltà respiratorie, dolore al petto, mal di testa, aumento del ritmo respiratorio, febbre, brividi e dolori muscolari. Nei casi più gravi sfocia in una polmonite, ma anche se raramente può risultare fatale, una diagnosi tempestiva consente ai contagiati di guarire attraverso un trattamento antibiotico specifico.

“Il secondo caso? Una fake-news”

Sempre il sindacato Confsal ha denunciato ai media un secondo caso di legionella negli uffici del Giugice di Pace che ‘nuove voci e informazioni davano per certo’. Caso, definito dal Presidente Tanisi una «fake-news».

«Ho sentito personalmente il presunto contagiato che ha escluso categoricamente di aver mai contratto la malattia. Aveva una broncopolmonite». Insomma, «in assenza di evidenze ci si è astenuti dal dare la caccia all’untore. Non siamo allo spionaggio, alla spystories – scherza – per quale motivo avremmo dovuto tacere? I fatti sono chiari».

«Ho letto anche che – ha dichiarato – avremmo cambiato i serbatoi dell’acqua perché sapevamo che c’era la legionella. Lo avevo chiesto tre mesi prima che scoppiasse il caso».

«Il Dirigente dell’Ufficio di Igiene della Asl – ha concluso il Presidente Tanisi – ha riferito che nel caso di legionellosi in parola sono state seguite tutte le procedure previste dalla legge: alcuni accertamenti sono già stati effettuati, altri sono in corso e altri ancora saranno effettuati, anche nel Palazzo di Giustizia. Il resto è voglia di protagonismo e dietrologia».

Il caso dell’ascensore bloccato

«Gli ascensori del Palazzo di Giustizia sono stati tutti rifatti ex novo, qualche anno fa – ha precisato – C’è stato solo un disguido di comunicazione da parte del call-center alla ditta perché, qui vicino, c’è un palazzo che si chiama Iustitia e i tecnici sono andati lì, notanto che fosse tutto apposto».



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