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Colpi di fucile a Trepuzzi contro l’abitazione di un pregiudicato: l’ombra della mafia dietro l’intimidazione?

by Angelo Centonze
29 Dicembre 2017 11:24
in Cronaca
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colpi-pistola-atto-intimidatorio

Sarà la Direzione Distrettuale Antimafia ad occuparsi dell’intimidazione avvenuta, due notti fa, alla periferia di Trepuzzi. Il pubblico ministero Antonio Negro invierà gli atti alla Procura competente per i reati “in odor di mafia”, per i dovuti accertamenti sui cinque colpi di fucile sparati contro l’abitazione di Luca Greco, 44enne di Squinzano.

La dinamica dell’episodio, avvenuto in un territorio non nuovo ad intimidazioni di questo tipo, induce gli inquirenti a pensare che ci possa essere l’ombra della criminalità locale dietro le fucilate.

L’intimidazione

A Trepuzzi, alle prime ore del mattino di ieri, quando le lancette erano ferme alle ore 4, soggetti ancora ignoti hanno esploso alcuni colpi d’arma da fuoco (presumibilmente cinque) contro il portone dell’abitazione di un pregiudicato del posto, situata in contrada “Carli”, sulla strada che collega Squinzano con Casalabate.

Nel giro di poco tempo, sul luogo dove è stato messo in atto il chiaro atto intimidatorio, sono giunti i militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Campi Salentina.

Nell’immediato sopralluogo sono state ritrovate alcune cartucce esplose, cal. 12. Interpellato dai carabinieri, il soggetto a cui l’intimidazione poteva riferirsi, non è riuscito a fornire elementi utili alle indagini, riferendo di non aver subito recenti intimidazioni.

Per fortuna, non è stato registrato alcun ferito. Sul caso indagano anche i carabinieri della stazione di Trepuzzi. Nella zona non sono presenti telecamere, ma il percorso seguito dagli autori del gesto, potrebbe essere stato immortalato da altri dispositivi video.

La vittima del gesto intimidatorio è Luca Greco, 44enne di Squinzano

Il pregiudicato fu vittima di un altro agguato, il 12 settembre di tre anni fa, assieme a Marino Manca, nella stessa località con il pretesto dell’acquisto di una moto.

Nei giorni scorsi, i giudici della Corte di Assise di Appello in sezione promiscua hanno riformato la condanna per gli autori di quell’episodio. Salvatore Milito, 45enne di Squinzano, è stato condannato a 11 anni e 4 mesi (in primo grado 18 anni); 10 anni e 10 mesi, invece, a carico del tarantino Michele Intermite di 38 anni, con l’accusa di “tentato omicidio”. Per entrambi al termine del terzo grado di giudizio, è “caduta” l’aggravante mafiosa. Greco fu aggredito con 25 coltellate al torace, all’addome e alla nuca.

Già per quell’episodio, il vero movente, secondo i sostituti procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia, Guglielmo Cataldi e Giuseppe Capoccia era “affermare l’egemonia del gruppo operante a Squinzano nell’attività di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni e usura in contrasto con la fazione capeggiata da Marino Manca”. Invece, Luca Greco l’11 luglio 2013, venne arrestato e poi condannato ad 1 anno e 4 mesi per tentata estorsione e lesioni personali ai danni di un uomo di Squinzano, minacciato e preso a pugni perché gli cedesse un’auto senza pagarla.

Tags: atti-intimidatori
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