Processo “Favori e Giustizia”. Condanna a 9 anni per l’ex pubblico ministero Emilio Arnesano

Non solo, poiché i giudici hanno condannato con il rito abbreviato a 3 anni e 8 mesi l’ex Direttore Generale dell’Asl Ottavio Narracci ed a 5 anni l’ex Dirigente Medico Carlo Siciliano.

Arriva la condanna a 9 anni per l’ex pm Emilio Arnesano, al termine del processo “Favori e Giustizia”.
La sentenza è stata emessa in mattinata dai giudici in composizione collegiale (Presidente Federico Sergi) del Tribunale di Potenza.

I giudici hanno condannato l’imputato anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici ed all’interdizione legale per la durata della pena.

I giudici hanno disposto anche la confisca della barca, oggetto di contestazione della Procura.

È difeso dagli avvocati Luigi Covella e Luigi Corvaglia, che presenteranno ricorso in Appello, appena depositate le motivazioni della sentenza.

In una scorsa udienza, il pm Anna Gloria Piccininni ha chiesto 12 anni e 6 mesi per il 63enne di Carmiano.

Il collegio ha inoltre condannato a 1 anno e 4 mesi con le attenuanti generiche, pena sospesa, l’avvocato Manuela Carbone, 35 anni di Matino (2 anni), difesa dal legale Antonio Savoia che potrà fare Appello.
Disposta l’assoluzione, invece, “per non aver commesso il fatto”, per il dirigente medico Giuseppe Rollo, 60 anni di Nardò (chiesti 4 anni e 6 mesi), assistito dai legali Renata Minafra e Ladislao Massari.

E poi, come richiesto dalla Procura, assoluzione per il reato di abuso d’ufficio per l’avvocato Mario Ciardo, 57enne di Tricase, difeso dai legali Gabriele Valentini e Ladislao Massari. Assoluzione con la stessa formula e per lo stesso reato, insieme ad Arnesano, anche per gli avvocati Augusto Conte, 79 anni di Ceglie Messapica, assistito dai legali Aldo Morlino e Carlo Panzuti e per Federica Nestola, 33 anni di Leverano, difesa dagli avvocati Alberto ed Arcangelo Corvaglia.

Non solo, poiché i giudici hanno disposto la trasmissione degli atti alla Procura, per il reato di falsa testimonianza verso 7 testi.

Le motivazioni della sentenza si conosceranno tra 3 mesi.

Invece, al termine del processo con rito abbreviato (consente lo sconto di pena di un terzo), gli stessi giudici in mattinata hanno inflitto: 3 anni e 8 mesi con le attenuanti generiche per l’ex Direttore Generale dell’Asl Ottavio Narracci, 61 anni di Fasano (4 anni e 7 mesi), difeso dai legali Cesare Placanica e Giangregorio De Pascalis del Foro di Trani, e 5 anni per il dirigente medico Carlo Siciliano, 65 anni di Lecce (6 anni e 7 mesi), assistito dagli avvocati Amilcare Tana e Nicola Buccico. I difensori presenteranno ricorso in Appello.

Siciliano è stato assolto per la vicenda di presunta corruzione in concorso con Arnesano e Rollo.

Anche per Narracci e Siciliano, i giudici hanno disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Le accuse a vario titolo ed in diversa misura sono: corruzione in atti giudiziari; induzione a dare o promettere utilità a pubblici ufficiali e abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio.

E poi nei mesi scorsi, in una delle prime udienze del processo, ha patteggiato la pena ad 1 anno ed 11 mesi, il dirigente medico Giorgio Trianni, 67 anni di Gallipoli. Patteggiamento a 2 anni ed 8 mesi, prima dell’inizio del processo, invece, per l’avvocato Benedetta Martina, 32 anni di Copertino.
Il collegio difensivo è completato dagli avvocati: Stefano Prontera, Francesco Paolo Sisto, Stefano Chiriatti.

Ricordiamo che nel corso del processo sono stati ascoltati numerosi testimoni, tra magistrati, medici ed imprenditori.

L’inchiesta

Nel dicembre del 2018, dopo una serie di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Potenza e delegate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle Fiamme Gialle di Lecce, è stata data esecuzione all’Ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari di Potenza che ha disposto vari arresti.

Il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Emilio Arnesano e Carlo Siciliano. Inoltre, domiciliari per Giorgio Trianni e Giuseppe Rollo, dirigenti della Asl di Lecce, oltre all’avvocato Benedetta Martina. Le misure sono state successivamente revocate dal Riesame e dai giudici del processo.

Favori a medici e dirigenti della Asl?

Emilio Arnesano sarebbe stato protagonista di svariati episodi di corruzione a favore di medici e dirigenti della Asl di Lecce, amici di Carlo Siciliano, tra cui Ottavio Narracci (direttore sanitario dell’Azienda sanitaria leccese fino al 2015 e da gennaio 2018 direttore generale della stessa), Giorgio Trianni (dirigente Asl Lecce), Giuseppe Rollo (Primario del Reparto di Ortopedia e Traumatologia del Vito Fazzi), assolto al termine del processo.

In primo luogo si sarebbe trattato di favori a carattere economico, tra cui un’imbarcazione di 12 metri venduta da Siciliano ad Arnesano ad un prezzo di favore. Inoltre venivano preordinate delle battute di caccia in Basilicata, per compiacere il magistrato. Questo per far ottenere a Narracci l’assoluzione dall’accusa di peculato davanti al Tribunale di Lecce. E poi altri favori ottenuti da altri dirigenti tra cui visite mediche specalistiche per sé e per amici e familiari o la vendita di beni a prezzi irrisori.

Favori in cambio di prestazioni sessuali?

Secondo l’accusa, il magistrato Emilio Arnesano “vendeva l’esercizio della sua funzione giudiziaria in cambio di incontri sessuali e altri favori“. Il PM leccese avrebbe stretto un rapporto con il legale Benedetta Martina e in diverse occasioni avrebbe pilotato procedimenti in cui gli indagati erano assistiti dall’avvocatessa, ottenendo in cambio dalla stessa prestazioni sessuali.

Ma non solo. Come risulterebbe dalle indagini, la stessa avvocatessa Martina avrebbe intercesso presso Arnesano perchè una sua giovane collega superasse la prova orale dell’esame di abilitazione alla professione forense. Per questo motivo Arnesano, con la promessa di incontri sessuali, avrebbe contattato l’avvocato Ciardo , componente della commissione d’esame, e si sarebbe con lui incontrato per concordare il tutto.

Al termine del processo, è caduta l’accusa di abuso d’ufficio.

Le nuove accuse

Successivamente, nel corso del processo, il pm ha rimodulato una prima volta il capo d’imputazione principale di corruzione in atti giudiziari.

Il pm ritiene, attraverso la nuova imputazione, che tra i favori ottenuti da Arnesano, attraverso Siciliano, vi sia anche quello per suo figlio. Le indagini avrebbero fatto emergere la partecipazione del magistrato, su invito del medico, ad una manifestazione nel porto turistico di Brindisi, nel luglio del 2014, riguardante la premiazione della Igeco Costruzioni Spa da parte di una società nautica statunitense. In tale circostanza, Arnesano avrebbe chiesto a Siciliano di intercedere presso l’amministratore della società (nei confronti della quale dichiarava di avere in carico un fascicolo processuale) per far assumere il proprio figlio. A partire dal novembre 2014 e fino a maggio del 2015, questi venne effettivamente assunto presso la Igeco con un contratto a tempo determinato. E poi, da maggio a novembre del 2015, il figlio del pm avrebbe ottenuto un posto di lavoro presso la OMNIA Costruzioni Spa (facente parte del gruppo Igeco). Per questa accusa, Arnesano è stato assolto al termine del processo.

Non solo, poiché la Procura contesta ad Arnesano anche l’accusa di rivelazione di segreti d’ufficio. Il pm arrestato avrebbe fatto partecipare, all’interno del suo ufficio, l’avvocatessa Manuela Carbone ad una riunione operativa con la Gdf. In tale modo la metteva a conoscenza dello stato delle indagini, anche in ordine ad una eventuale richiesta di misura cautelare verso alcuni funzionari di un ufficio tecnico e di un imprenditore.
E alcune settimane fa, il pm potentino ha nuovamente rimodulato il capo d’imputazione principale di corruzione in atti giudiziari. Secondo quanto sostiene la Procura di Potenza, Ottavio Narracci avrebbe procurato a un amico del pm Emilio Arnesano, un’assunzione presso un’azienda con un contratto a tempo indeterminato e rinnovato di volta in volta alla scadenza, complessivamente per 18 mesi, fino al 20 novembre del 2018.

Inoltre, la Procura potentina contestava anche gli aiuti giudiziari di Arnesano a un urologo, in cambio della fornitura di pastiglie di Viagra. Dopo avergli consegnato la scatola ed essersi impegnato a trovare altre pastiglie ritenute più efficaci, il medico avrebbe chiesto ad Arnesano di interessarsi ad un procedimento che coinvolgeva una persona a lui vicina, come aveva “promesso” fare. Il magistrato garantiva di partecipare all’udienza preliminare e in secondo luogo di richiedere al gip – che doveva decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm titolare dell’inchiesta – di emettere una sentenza di non luogo a procedere.

Tale accusa, è caduta al termine del processo,.