Figli inesistenti o barche enormi, denunciati 228 furbetti del reddito di cittadinanza. 7 condannati per reati di stampo mafioso

I controlli si sono conclusi con 228 persone denunciate all’Autorità Giudiziaria per aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza. Si parla di oltre un milione e mezzo di euro

La maxi-operazione dei giorni scorsi, che ha fatto non poco discutere e indignare, ha acceso i riflettori sul reddito di cittadinanza o meglio su chi è riuscito ad ottenere il beneficio economico pur non avendo i requisiti. C’era un po’ di tutto tra i furbetti scoperti: chi aveva aveva una Ferrari, chi una barca, chi diversi appartamenti, chi ha persino inventato di avere figli come accaduto a Collepasso.

Anche in Salento i controlli sono stati serrati. Da maggio a ottobre, sotto la lente di ingrandimento dei Carabinieri del Comando Provinciale di Lecce sono finiti 23 comuni (Surbo, Lizzanello, Monteroni di Lecce, Presicce-Acquarica, Gagliano del Capo, Specchia, Matino, Parabita, Aradeo, Sogliano Cavour, Cutrofiano, Seclì, Martano, Scorrano, Trepuzzi, Campi Salentina, Carmiano, Martignano, Caprarica di Lecce, Castri di Lecce, Calimera, Poggiardo e Collepasso), più di 8mila famiglie che percepivano il reddito di cittadinanza (8.507 nuclei per la precisione) per un totale di 15.666 membri. Questi i numeri degli accertamenti per verificare se chi aveva ottenuto il sussidio statale aveva i requisiti richiesti dalla normativa vigente.

I controlli hanno consentito di trovare 337 irregolarità e deferire in stato di libertà 228 persone, di cui: 97 gravate da precedenti penali per reati contro il patrimonio, la persona e in materia di stupefacenti; 7 con lo specifico pregiudizio associativo di cui all’art. 416 bis c.p.. A conti fatti l’importo del reddito indebitamente percepito supera il milione e mezzo di euro, per l’esattezza € 1.553.976.

I controlli

Le verifiche – eseguite dai reparti del Comando Provinciale e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Lecce e indirizzate all’accertamento dei requisiti previsti dalla legge (cittadinanza, residenza, soggiorno, reddito, patrimonio, nonché su eventuali condanne penali o sottoposizione a misure restrittive) – hanno permesso di scoprire quali sono state le ‘dimenticanze’ per ottenere il reddito di cittadinanza. Le violazioni sono avvenute per aver omesso di indicare lo stato di detenzione di uno dei componenti del nucleo familiare o di aver mentito sul periodo di effettiva residenza in Italia;n sul numero dei componenti il nucleo familiare; sul reddito immobiliare e mobiliare o sul cambiamento anagrafico e di residenza.

I figli inventati e il povero con la barca

I casi più eclatanti riguardano una coppia del comune di Collepasso, che ha fornito false dichiarazioni sulla composizione del proprio nucleo familiare:

  • presentando contemporaneamente istanza di concessione del beneficio;
  • omettendo di dichiarare il proprio stato di convivenza;
  • inserendo nella domanda la presenza di altri familiari, in realtà residenti all’estero, precisamente in Germania, dal 01.01.1991 e iscritti nell’Anagrafe dei Residenti all’Estero (A.I.R.E.) del comune di Collepasso;
  • percependo indebitamente il beneficio per la somma di oltre 34mila euro.

E ancora un altro soggetto, anch’egli residente a Collepasso, il quale ha dichiarato la presenza nel proprio nucleo familiare di sei minori stranieri mai censiti in quel comune, senza avere con gli stessi alcun vincolo di parentela e con l’indicazione dei dati anagrafici priva del luogo di nascita e della nazionalità, percependo indebitamente il reddito di cittadinanza per oltre 23.000 euro.

Un cittadino del comune di Parabita ha omesso di comunicare all’INPS il proprio stato di detenzione domiciliare, percependo un sussidio pari a 3.900 euro.  Cinque senegalesi sono risultati irreperibili nel Comune di Monteroni, luogo di residenza dichiarato. Un individuo di Aradeo che, oltre a essere sottoposto alla misura restrittiva della detenzione domiciliare, è risultato intestatario di una grossa imbarcazione da diporto.

Gli approfondimenti investigativi, terminati il 20 ottobre, hanno consentito di scoprire 7 persone legate alla criminalità organizzata che percepivano il reddito di cittadinanza. Alcuni persino condannati al termine dei processi nati dalle operazioni di polizia. Tutti hanno una cosa in comune: aver dimenticato di indicare nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (D.S.U.) presentata dai rispettivi congiunti il loro stato di detenzione derivante da condanna ex art. 416 bis c.p.



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