Nessuno dimenticherà le immagini delle bare di Bergamo. Beppe Fiorello: “e ancora si canta sui balconi”

Commuovono le immagini dei Camion dell’Esercito che portano via le bare dei morti di Bergamo. Beppe Fiorello: “dobbiamo fare tre giorni di lutto nazionale”

Una volta che questa tragedia sarà finita, quando tutto sarà tornato alla normalità e la pandemia sarà solo un bruttissimo ricordo, ci saranno immagini che non potranno essere cancellate, che resteranno impresse nella memoria e nel cuore. E come una ferita, come una cicatrice, continueranno a far male. Una su tutte è diventata il simbolo del dramma che l’Italia sta vivendo: le bare di Bergamo. Le casse da morto ‘ordinate’ sul pavimento delle Chiese parlano più dei numeri del bollettino della Protezione Civile, più delle curve disegnate dai contagi.

Non può essere nemmeno definito un funerale a cielo aperto perché nessuno piange queste vittime invisibili. Nessuno consola queste famiglie che hanno perso una persona cara. Nessuno accompagna questo corteo di carri militari che ha attraversato il cuore di Bergamo partendo dal cimitero monumentale che non ha più posti per ospitare chi ha perso la sua battaglia contro il Coronavirus. Uno dopo l’altro, in silenzio, lasciano una città spezzata dal dolore, segnata dalle lacrime, per raggiungere i forni crematori di altri comuni.

Immagini dolorose che contrastano con le foto allegre e spensierate di persone che passeggiano nei parchi, quando l’invito è restare a casa per evitare altri focolai, altre emergenze, altre Bergamo.

Anche Beppe Fiorello che da giorni insiste sull’importanza del rispetto delle regole si è commosso. E davanti all’immagine dei mezzi militari chiede decoro: «Camion militari per portare le bare dei morti e ancora si canta sui balconi, si fanno battutone spiritose su questa tragedia epocale, si fanno Happening sui social. Dobbiamo fare tre giorni di lutto nazionale, rispetto per i morti e le loro famiglie, social sì ma senza fare festa» scrive l’attore su Twitter.

Non è il solo a lanciare questo appello, ma non tutti lo hanno condiviso. C’è chi sostiene che ‘cantare’ sia un modo per esorcizzare la paura, chi vede nell’appuntamento sul balcone un modo per sentirsi meno solo in questo momento difficile.

La verità sta sempre nel mezzo. E forse anche la cosa giusta da fare.



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