Ci sono attese che, anche quando sembrano interminabili, custodiscono fino all’ultimo un filo di speranza. Per la famiglia di Mimmo Piepoli quel lumicinosi è spento con il risultato del test del dna: il corpo ritrovato lungo le coste della Libia, non lontano da Bengasi, appartiene al 39enne di Erchie scomparso durante un’uscita in kitesurf nelle acque di Porto Cesareo.
Si chiude con una tragedia una storia che ha attraversato il Mediterraneo e che ha tenuto con il fiato sospeso il Salento, rimasto aggrappato, fino all’ultimo, alla possibilità di un epilogo diverso. La conferma, purtroppo, scrive la parola fine a una lunga attesa vissuta con discrezione e rispetto, scandita dalle ricerche in mare, dagli appelli e da settimane di verifiche necessarie prima di poter dare un nome a quel corpo ritrovato a centinaia di miglia nautiche dal punto in cui era stato visto per l’ultima volta.
La conferma del Dna pone fine a settimane di speranza
A comunicare ufficialmente l’esito degli esami è stato il sindaco di Erchie, Giuseppe Margheriti, che ha informato la cittadinanza della conferma arrivata dalle autorità competenti. Con il riconoscimento dell’identità potranno ora essere avviate le procedure per il rimpatrio della salma, coordinate dal Consolato italiano a Tripoli. Solo allora Mimmo potrà tornare nella sua terra, dove familiari, amici e concittadini potranno tributargli l’ultimo, commosso, saluto.
Nel messaggio diffuso alla comunità, il primo cittadino ha espresso parole di profonda vicinanza ai familiari, assicurando il sostegno dell’Amministrazione comunale in un momento segnato da un dolore difficile da descrivere.
Nel suo intervento, il sindaco ha rivolto un sentito ringraziamento a tutte le istituzioni che hanno seguito il caso sin dalle prime ore della scomparsa: i Carabinieri della Stazione di Erchie, il Ministero degli Affari Esteri, il ministro Antonio Tajani, l’onorevole Mauro D’Attis e la dottoressa Maria Gaia Pensieri del Comitato Scientifico Ricerche Scomparsi OdV, rimasta costantemente in contatto con la famiglia e con il Comune durante le delicate fasi delle verifiche.
Il Comune comunicherà nei prossimi giorni le informazioni relative al rientro della salma e alle esequie.
La scomparsa durante un’uscita in kitesurf a Porto Cesareo
La scomparsa di Mimmo Piepoli aveva profondamente colpito il Salento. Il 39enne era uscito in mare il primo maggio nello specchio d’acqua tra Torre Chianca e Torre Lapillo, uno dei luoghi più frequentati dagli appassionati di kitesurf quando soffia la tramontana. Le condizioni meteorologiche, pero, erano improvvisamente cambiate. Secondo quanto ricostruito nelle ore successive alla scomparsa, dopo essere rientrato una prima volta per sostituire la vela, era tornato in acqua. Poco dopo alcuni presenti lo avevano notato in difficoltà, finché non è sparito nel nulla. Da quel momento, era iniziata una corsa contro il tempo perché si sa, in questi casi, ogni ora è preziosa.
Ricerche senza sosta tra mare e cielo
Per giorni uomini e mezzi della Guardia Costiera hanno coordinato un’imponente macchina dei soccorsi, supportata da Guardia di Finanza, Marina Militare, Aeronautica Militare, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e numerosi volontari.
Le ricerche si erano estese per centinaia di chilometri, seguendo le simulazioni elaborate sulle correnti marine. L’unico indizio recuperato era stata la vela del kite, rinvenuta su un isolotto al largo di Porto Cesareo, particolare che aveva rafforzato l’ipotesi di un incidente causato dalle raffiche di vento che soffiavano in quelle ore sul Salento. Le ricerche sono continuate, senza sosta, per settimane, fino al 2 luglio, giorno del ritrovamento di un corpo sulle coste della Libia. Era a circa 500 miglia nautiche dal punto della scomparsa. Una “scoperta” che aveva riacceso l’attenzione sul caso, ma fino alla conferma del test del Dna era prevalsa la prudenza, nel rispetto della famiglia e della complessità degli accertamenti. Da allora, nessuna conclusione era stata anticipata. Quella risposta è arrivata.
Il ritorno di Mimmo nella sua Erchie non cancellerà il dolore, ma consentirà ai suoi cari e a un’intera comunità di accompagnarlo nell’ultimo viaggio. Dopo mesi di domande senza risposta, resta il conforto, seppur amaro, di una certezza. E il ricordo di un uomo che il mare lo conosceva, lo amava e lo viveva come una passione.





