Dieci persone sotto processo nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento della Media Copy srl di Magliano, che si occupava del commercio all’ingrosso di attrezzature per ufficio. La liquidazione giudiziale arrivò con la sentenza del tribunale di Lecce, il 19 maggio del 2023, ma nonostante ciò, secondo l’accusa, i vertici della società avrebbero ottenuto finanziamenti dello Stato e versato importi per un totale di oltre 2milioni di euro su conti esteri, soprattutto in Belgio e Bulgaria, riconducili ad altre aziende.
Al termine dell’udienza preliminare di oggi, davanti al gup Angelo Zizzari, sono stati rinviati a giudizio: Giovanni Chirizzi, 66 anni di Carmiano, alla guida della società dal settembre 2011 all’aprile 2023; Rodolfo Marchetto, 76 anni, di Lendinara in provincia di Rovigo, fino al giugno 2023 come socio unico e legale rappresentante.
E ancora i legali rappresentanti di altre società: Antonio De Giorgi, 57 anni di Lecce, Ezio Antonaci, 58enne, di Casarano, Giuseppe Miccoli, 66 anni, di Collepasso, Orazio Pizzuto, 69enne, di Monteroni, Luigi Tria, 58 anni, di Foggia; Angelo Epifani, 44enne, di Lecce, e Michele Algerino, 34 anni, di Orta Nova (Foggia). E ancora, Lucio Ruberti, 62enne di Copertino, nelle vesti di consulente del lavoro (all’epoca dei fatti).
Rispondevano, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta, truffa aggravata per ottenere erogazioni pubbliche e fatture false.
Gli imputati difesi tra gli altri dagli avvocati: Giovanni Montagna, Luca Puce, Francesco Cazzato, Silvio Giardiniero, potranno difendersi dalle accuse durante il processo che avrò inizio il 7 ottobre. Un solo imputato, Pasquale Gigante, 54, di Palagiano in provincia di Taranto, ha patteggiato a 2 anni di reclusione, con sospensione della pena.
In base all’accusa, tra il 2020 e la fine del 2022, sarebbero stati effettuati trasferimenti di denaro per 2 milioni e 100mila euro dalla Media Copy. I bonifici sarebbero stati disposti da Chirizzi. Quest’ultimo, in concorso con Marchetto, inoltre, è accusato della “scomparsa” della documentazione contabile, che avrebbe impedito di ricostruire il giro d’affari.
Invece, in base all’accusa, Chirizzi e Ruberti, alla fine del 2021, avrebbero presentato all’Agenzia delle entrate documenti con informazioni false per ottenere crediti d’imposta superiori a 350mila euro, legati a bonus per interventi edilizi su immobili a Carmiano e Guagnano.
Sempre a Chirizzi viene contestato di aver ottenuto in modo indebito finanziamenti per 2 milioni e 251mila euro, attraverso il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, avvalendosi anche delle misure di sostegno legate ai danni economici da Covid-19.





