Sui social, in questi giorni, sta girando una notizia che va chiarita subito, netta e senza giri di parole: Ferragosto non è una festa fascista. È una ricorrenza che affonda le sue radici nell’antica Roma, che nei secoli è stata abbracciata dalla Chiesa e che, solo in parte, è legata al regime degli anni ’30. La narrazione che gira sui social e che unisce il 15 agosto a Benito Mussolini merita di essere chiarita, perché mescola verità, mezze verità e qualche confusione storica.
La frase “Ferragosto è una festa fascista” , perfetta per diventare un post, una storia, un titolo acchiappa-click, è storicamente falsa, ma contiene un piccolo elemento di verità che va spiegato bene. Il regime contribuì soltato a trasformare la ricorrenza in un appuntamento popolare e… turistico con i Treni popolari.
Prima di Mussolini c’era già Ferragosto, le radici romane della festa
Tutto comincia molto prima della propaganda…nell’antica Roma, quando l’imperatore Ottaviano Augusto, nel 18 a.C.. La parola Ferragosto deriva dal latino feriae Augusti, il “riposo di Augusto”. Era un periodo di festa e di tregua dopo i lavori più duri dell’estate. In quei giorni si organizzavano banchetti, corse di cavalli e si liberavano gli animali da soma dal lavoro, decorandoli con fiori. La festa durava buona parte del mese, intrecciandosi con riti agrari ancora più antichi, come i Consualia, dedicati a Conso, dio dei granai e della fertilità dei campi.
Questa è la radice vera di Ferragosto: romana, pagana, legata alla terra e al ciclo del lavoro nei campi. Nulla a che vedere, cronologicamente e culturalmente, con il fascismo.
…quando il sacro incontra il profano
Con l’affermarsi del Cristianesimo, la Chiesa cattolica sovrappose alla festa laica la solennità dell’Assunzione di Maria, fissata al 15 agosto. Il nome popolare “Ferragosto” restò, ma si cercò di fondere sacro e profano in un unico giorno. È così che una ricorrenza nata nell’antichità si ritrova, secoli dopo, dentro il calendario cristiano. Il 15 agosto diventa allora una giornata dal doppio volto.
Da una parte la fede, le messe, le processioni, le statue della Madonna portate per le strade, le piazze dei paesi vestite a festa. Dall’altra il pranzo, la tavola apparecchiata all’aperto, la gita, la campagna, il mare, le famiglie riunite.
Sacro e profano. Preghiera e festa. Chiesa e spiaggia.
Ed ecco il punto dove i social fanno confusione. Quando nel 1922 Benito Mussolini arrivò al potere, Ferragosto aveva già alle spalle quasi duemila anni di storia. Questo è il punto da non perdere.
Il fascismo non inventa Ferragosto.
Non decide che il 15 agosto debba essere una festa.
Non crea il nome.
Non ne inventa l’origine.Dire che “Ferragosto è una festa fascista” significa confondere l’origine della ricorrenza con la sua popolarità. Il fascismo non inventò Ferragosto. Inventò, o meglio organizzò, un nuovo modo di viverlo con i famosi “treni popolari”.
Erano treni speciali con tariffe fortemente ridotte che consentivano a moltissimi italiani di raggiungere località di mare, montagna e città d’arte. Per molti italiani che non avevano mai avuto la possibilità di viaggiare, un biglietto ferroviario fortemente scontato poteva significare vedere per la prima volta il mare, Venezia, Roma, Firenze, le montagne.
Il primo servizio venne inaugurato il 2 agosto 1931. Nel corso degli anni il fenomeno assunse dimensioni notevoli: tra il 1931 e il 1939 i Treni popolari trasportarono complessivamente milioni di viaggiatori.
Insomma, il regime non inventò la festa: la sfruttò, la rese più visibile e la inserì nella sua propaganda del consenso.
La verità, senza sconti
Ferragosto non è una festa fascista. È una festa romana, nata per dare riposo ai contadini dopo i lavori estivi. È una festa cristiana, trasformata nella solennità dell’Assunzione di Maria. È una festa popolare, resa “di massa” anche dal regime, ma non nata con esso. Chi la definisce “fascista” o non conosce la storia, o la usa come arma polemica. In entrambi i casi, fa un torto alla memoria e al senso stesso di questa giornata, che da duemila anni unisce sacro e profano.
E mentre diciamo “Buon Ferragosto”, quasi senza pensarci stiamo pronunciando una parola che attraversa Augusto, la Roma antica, il cristianesimo, i secoli delle tradizioni popolari e infine l’Italia moderna.
Nel mezzo c’è anche il fascismo.
Ma non c’è soltanto il fascismo.
Anzi, ridurre Ferragosto al fascismo significa togliere alla ricorrenza proprio quella straordinaria stratificazione storica che la rende così italiana.
Questa è la storia.
Più lunga di un post.
Più interessante di una provocazione.
E soprattutto molto più vera.
Perché la memoria non ha bisogno di slogan.
Ha bisogno di contesto.
E oggi, nell’epoca delle notizie condivise in pochi secondi, forse il regalo più bello che possiamo farci è proprio questo: fermarci un momento, prima di condividere, e chiederci se quello che stiamo leggendo è davvero storia oppure soltanto una storia raccontata male.
Buon Ferragosto. E, soprattutto, buona memoria.






