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Relitti di imbarcazioni, copertoni e persino un termosifone. La Guardia Costiera pulisce il fondale di Porto Cesareo

by Alina Spirito
18 Dicembre 2019 13:26
in Cronaca
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Manufatti di grosse dimensioni in calcestruzzo, centinaia di metri di catene e corde, termosifoni, mattoni di varie dimensioni, copertoni cementati e aste in ferro a vite. Questo l’armamentario che è stato ritrovato dai sommozzatori del 1° Nucleo Subacqueo della Guardia Costiera e dal personale incaricato dall’Amministrazione Comunale nello specchio d’acqua di Porto Cesareo: rudimentali marchingegni che, aggrovigliati e sparsi in profondità, costituivano un pericolo per l’ambiente, considerata la grave alterazione del fondale marino, oltre che per la navigazione.

Sui manufatti in calcestruzzo erano stati fissati ganci metallici e catene che hanno consentito fino ad ora a numerose unità da diporto di ancorarsi in assenza di qualsiasi autorizzazione. Tutto il materiale ritrovato e portato in superficie,  grazie ad appositi palloni di sollevamento, è stato recuperato ed è pronto per lo smaltimento.

Una bella accelerata, insomma, dell’Operazione ‘Fondali puliti’ della Guardia Costiera che in dieci giorni ha provato a restituire un mare più pulito alla collettività. Oltre a tutti gli inerti a cui abbiamo accennato sopra sono stati rimossi 25 relitti di imbarcazioni.

Oltre all’intervento di 2 unità navali minori della Capitaneria di porto – Guardia Costiera – di Gallipoli, preziose sono state le immersioni subacquee compiute dai sommozzatori del 1° Nucleo Sub di San Benedetto del Tronto, appositamente intervenuto per l’operazione, da un sub di una ditta incaricata dall’Amministrazione Civica e, nei fine settimana, dai volontari dell’Associazione “Paolo Pinto” di Gallipoli.

Sequestrato un catamarano

Nella giornata di ieri, durante le operazioni, è stato sequestrato un catamarano a causa del sistema di ancoraggio abusivo. Attraverso l’immersione di un sub, nominato ausiliario di PG, i militari dell’Ufficio Locale Marittimo di Torre Cesarea hanno constatato che l’unità veniva abusivamente ‘fissata’ al fondale attraverso un sistema misto costituito da due ancore, collegate ad un corpo morto di grosse dimensioni. Si tenga presente che questo sistema di ancoraggio, che ricade in un’area altamente sensibile dal punto di vista ambientale per la presenza di Pinna nobilis, rappresenta una grave minaccia per il fondale marino e per gli esemplari della specie protetta. Per questo i proprietari sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria, oltre che per occupazione abusiva anche per deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto.

Tags: fondali-puliti
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