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Inchiesta su droga e riciclaggio con 35 arresti. Accolto appello della Procura per mafia, verso sette indagati

by Angelo Centonze
26 Dicembre 2024 11:44
in Cronaca
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Il Riesame ha accolto, per sette indagati, l’appello della Procura che chiedeva il riconoscimento dell’associazione mafiosa ed il carcere per questa accusa. Parliamo dell’inchiesta su due distinte associazioni specializzate nel traffico di droga e nel riciclaggio di denaro sporco, soprattutto a Lecce, con il coinvolgimento di un ex commercialista.

Il Tribunale del Riesame (presidente Carlo Cazzella, a latere Pia Verderosa e Giovanna Piazzalunga) ha riconosciuto il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, per Antonio Marco Penza, 41enne leccese; Roberta Legno, 41enne leccese (indagata a piede libero); Raffaele Capoccia, 36enne di Lecce; Massimo Cazzella, 51enne di Lecce, Roberto Carrisi, 40enne leccese; Santo Gagliardi, 59enne leccese, Cosimo Miggiano, 43enne, residente a Muro Leccese; Salvatore Perrone, 58enne di Trepuzzi; Andrea Podo, 47enne di Monteroni.

Il collegio difensivo

Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Vergine, Pantaleo Cannoletta, Gianpiero Tramacere, Stefano Stefanelli che potranno fare ricorso in Cassazione.

Occorre infatti precisare che la misura non è immediatamente esecutiva.

Invece, è stato rigettato l’appello per la stessa accusa, per Massimo Cazzella, 51enne di Lecce; Salvatore Perrone, 58enne di Trepuzzi, Francesco Urso, 37enne, residente ad Andrano.

Sono difesi rispettivamente dagli avvocati Paolo Cantelmo, Salvatore Rollo, Antonio Savoia e  Luigi Corvaglia.

Il pm Giovanna Cannarile della Dda, aveva fatto Appello contro l’ordinanza del gip Marcello Rizzo, chiedendo  il riconoscimento del reato di riciclaggio, con l’aggravante mafiosa, per altri due episodi, nei confronti dell’ex commercialista Antonio Baldari, 43enne, residente a Lecce. Ed è stato accolto l’Appello della Procura.

L’ex commercialista, secondo l’accusa, amministrava gli interessi economico-finanziari in prima persona, o attraverso teste di legno, per trasferire all’estero ingenti somme di denaro, eludendo le procedure di antiriciclaggio e favorire gli interessi economici del presunto boss Marco Penza (ritenuto a capo del sodalizio) e della moglie Roberta Legno. Dalle indagini è emerso che, tra maggio del 2019 e settembre del 2020, furono eseguite 9 bonifici, a titolo di buste paga, per una somma complessiva di circa 10.700 euro.

Il Riesame ha inoltre accolto l’appello della Procura, che chiedeva il riconoscimento del reato di tentato omicidio con metodo mafioso, nei confronti di Carlo Zecca, 35enne, nato a San Pietro Vernotico, e Andrea Podo (entrambi indagati a piede libero). L’episodio “incriminato” è il  ferimento  di Massimo Cazzella, raggiunto da quattro colpi di pistola alla gamba, in zona Vele, avvenuto il 28 gennaio del 2021.

Il blitz del novembre scorso ha portato a 35 arresti, a seguito di una operazione investigativa congiunta della Squadra Mobile di Lecce e della Guardia di Finanza, coordinata dalla Dda.

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