Minacce e intimidazioni a due magistrati leccesi, parla il Procuratore Capo di Potenza

Intervista a Francesco Curcio, capo della Procura della Repubblica di Potenza che ha condotto le indagini che hanno portato all’arresto di Pancrazio Carrino

“Abbiamo ricostruito sei episodi volti a condizionare l’operato dei magistrati Mariano e Ruggiero, tuttavia, il rammarico è che per quel che riguarda quello più eclatante della testa di capretto decapitata fatta trovare sotto la porta di una delle vittime, pur essedo stata accertata a livello di gravità indiziaria la responsabilità in quanto mandante di Carrino, che in quel momento era detenuto, nonostante gli sforzi della Dda di Potenza e della Squadra Mobile di Lecce, non siamo riusciti a individuare gli autori materiali del gesto”, con queste parole, Francesco Curcio, Procurato Capo di Potenza, commenta l’operazione che nella mattinata di oggi ha portato all’arresto di Pancrazio Carrino, ritenuto responsabile di una serie di gesti intimidatori nei confronti del magistrati leccesi Carmen Ruggiero, Maria Francesca Mariano e del direttore dell’emittente televisiva Telenorba.

“Per cercare di individuare i complici, siamo risaliti ai supermercati della zona per vedere chi avesse acquistato teste di capretto negli ultimi giorni, abbiamo controllato i relativi scontrini, sono stati identificati nel limite del possibile gli acquirenti, poi, il sistema di videosorveglianza, allora, non era particolarmente efficiente. Per fortuna, adesso, è stato potenziato e siamo tutti più tranquilli.

I reati contestati sono quelli di violenza e minaccia a Pubblico Ufficiale aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso, che può ricavarsi sia dalla sussistenza di un quadro accusatorio grave circa l’appartenenza dell’indagato a un sodalizio mafioso, sia dal metodo utilizzato.

Purtroppo, la possibilità di emulazione, la storia ce lo insegna, è sempre da prendersi in considerazione, speriamo che non accadano più nei confronti delle colleghe che sono state oggetto di tali gravi minacce.

Alla luce di questa ordinanza saranno valutate misure di inasprimento della detenzione nei confronti di Carrino.

Il problema delle carceri è molto serio, in particolare quello dell’impermeabilità, specie quando parliamo di detenuti pericolosi. C’è il sistema tradizione, che è quello delle lettere che vengono trasmesse attraverso compagni di carcere e di cella; quello dei telefonini che è enorme e a tal proposito mi chiedo come mai non vengano schermati i penitenziari italiani, in modo che anche avendo un telefonino non si possa fare nulla.

Per quel che riguarda le armi rudimentali nella disponibilità dei reclusi, possiamo dire che anche questo fa parte della letteratura corrente, la possibilità di costruirle utilizzando materiale trovato all’interno come, per esempio, una mattonella, un vetro o quant’altro. sotto questo aspetto il fatto è sì preoccupante ma, ahimè, fisiologico”.