Concorso per 159 posti a Sanita Service, la lettera ad Emiliano: ‘Presidente, faccia vincere la meritocrazia’

‘Presidente, ci ascolti. Ci dia l’occasione di restare qui, di amare ancora la nostra Puglia, di scoprire che sia una terra migliore di ciò che sta dimostrando’, la lettera dei concorsisti ad Emiliano.

In quel benedetto o maledetto concorso loro ci avevano creduto. Quei 159 posti di Sanità Service erano l’occasione per trovare un lavoro stabile che desse dignità alle loro vite e alle loro famiglie. Ed erano convinti che solo con la strada del concorso, quella strada che passa dal superamento di una prova che valuta il merito di ciascuno, le aspettative potessero trasformarsi in realtà. Non sono molte le possibilità di sfruttare una finestra che porta ad un’assunzione nella propria regione, ma perchè non provarci? Perchè ascoltare il mantra del: “Non fare nulla, tanto sai come vanno a finire le cose nel Mezzogiorno!”.

A distanza di tempo, ora che quella graduatoria concorsuale non sarà l’unica nè la principale fonte di reclutamento degli operatori sanitari che dovranno essere assunti nell’Asl salentina, montano la delusione e il malcontento. Cobas Pubblico Impiego raccoglie e diffonde la lettera di uno di questi aspiranti lavoratori che provano a rivolgersi al Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, per chiedere giustizia. Una lettera che noi abbiamo deciso di pubblicare per intero.

“Caro Presidente Emiliano,
questa lettera vuole essere un grido, un grido di sfogo, di speranza, di chi resta sempre inascoltato, perché umile, perché non riesce a raggiungere chi conta, perché nulla tutela davvero noi “semplici”, le cui richieste sono sempre più spesso soffocate. Tutto è iniziato una mattina all’alba, quando, con gli occhi stropicciati dal sonno e tanta ansia, ammassati in un bus o in un vagone, abbiamo raggiunto Bari per il concorso dei “159 per Sanità Service Lecce”, carichi solo di tante speranze, come tutti i concorsisti. Finalmente, dopo una lunga attesa durata due anni, potevamo giocarci questa possibilità.

Il momento per il quale ci eravamo preparati, avevamo investito (perché molti di noi pur non lavorando hanno speso i loro risparmi per seguire i corsi necessari al concorso) era arrivato. Come sa, le occasioni di restare nella nostra regione sono poche.

Ogni concorso è una speranza, un’occasione per non andare via. E allora anche noi laureati, diplomati, siamo felici di fare i pulitori se ciò vuol dire non essere più precari, se vuol dire restare. Perché amiamo la nostra terra e in fondo al nostro cuore pensiamo sempre che possiamo darle qualcosa restando, e che forse, qualcosa di buono lei possa darlo a noi. E ci rifiutiamo di vedere tutte le brutture e di ascoltare chi dice sempre: “non vale la pena tentare”; “sappiamo come funziona qui da noi”; “il merito non paga”.

Ma noi siamo rimasti qui, a provare, a sperare, per noi, ma anche per le nostre famiglie, per i figli, che aspettano un piatto in tavola ogni giorno, che aspettano un domani dignitoso. Loro non sanno ancora quanta fatica per un loro sorriso, per pagare la bolletta che li fa stare al caldo. E quanti sensi di colpa perché si insiste nel restare e non scappare lontano, dove, forse, ci verrebbe data un’occasione qui
invece negata.

Già, negata, perché la gioia di vedere i propri nomi tra i primi 159, e di pensare che, finalmente si era raggiunta una posizione utile in un concorso, è crollata miseramente, senza neanche delle dichiarazioni ufficiali.

Lo abbiamo scoperto da soli: dopo un po’ di ricerche abbiamo compreso che l’intenzione di dar seguito alle assunzioni da concorso si era ridotta a pochi posti, e neanche ciò è ancora certo. Lei lo sa qual è la sensazione che si prova? Le gambe tremano e il mondo ti crolla sotto i piedi, perché la luce che avevi visto in fondo al tunnel si è spenta. E, ad una certa età, ricominciare è dura, mi creda.

Si è spenta, quella luce, perché si vuole avvantaggiare chi è già lì, ma non ne ha diritto, o meglio lo avrebbero se anche a loro venisse dato il loro giusto posto, la loro collocazione originale. La loro, non la nostra, perché non si deve alimentare una guerra tra poveri, ma procedere per merito e giustizia. Nessuno merita che gli venga spenta la luce in fondo al tunnel, ognuno di noi merita che il proprio ruolo venga garantito. Quando noi ci rechiamo alle urne, con le nostre speranze, ci aspettiamo sempre che chi ci rappresenti questo lo capisca, poi veniamo sempre delusi.

Concludo con una preghiera a chi è prima un uomo ed un pugliese e poi un governatore. Essere ascoltati, darci l’occasione di restare qui, di amare ancora la nostra Puglia, di scoprire che sia una terra migliore di ciò che sta dimostrando.

Chiedo a nome degli altri concorsisti, dei 159, un incontro, prima possibile. Faccia vincere la meritocrazia!”.