Lupo trovato morto sul ciglio della strada, investito e forse avvelenato

Il sospetto è che, dopo essere stato avvelenato, abbia perso quella lucidità minima che gli avrebbe permesso di evitare l’incidente

L’orologio aveva da poco segnato le 5.30 quando un automobilista ha notato sul ciglio della superstrada che da Lecce conduce a Torre Chianca un lupo morto. Nonostante non ci fosse più nulla da fare per l’animale, riverso per terra ormai privo di vita, il conducente si è fermato e ha allertato Ecofedercaccia. Nel giro di pochi minuti, sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione forestale e i veterinari della Asl di Lecce.

Probabilmente è stato investito, come accaduto in passato. Ad ottobre, ad esempio, era toccato ad un cucciolo di sei-sette mesi, ritrovato sul tratto di strada che collega San Cataldo a Frigole, messo in salvo e affidato alle cure dei veterinari del centro veterinario Lupiae, convenzionato con il Cras di Calimera. Aveva riportato diverse fratture. Anche in questo caso, la causa della morte del lupo sarà legata allo scontro con un mezzo. Aveva delle ferite a un fianco, infatti, che fanno supporre l’urto con una vettura, ma per avere certezza sarà effettuata un’autopsia all’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale). Il sospetto, secondo lo Sportello dei Diritti che ha diffuso la notizia, è che possa essere stato avvelenato e che, a causa degli effetti della sostanza tossica, abbia perso quella lucidità minima che gli avrebbe permesso di evitare l’incidente.

«Non sarebbe purtroppo la prima volta – sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dell’associazione che tutela i consumatori – che l’investimento su strada risulta essere solo la tragica conseguenza di atti di bracconaggio vero e proprio. Gesti scellerati che dimostrano quanto poco sia compresa l’importanza del lupo nell’ecosistema. Questi, infatti, oltre ad avere una organizzazione sociale altamente strutturata e con un sistema di interazione e comunicazione raramente riscontrabile nel regno animale, svolge al meglio il suo ruolo di selettore naturale, controllando la dimensione delle popolazioni delle sue prede ed eliminando le carcasse degli animali morti per cause naturali. Senza tale selezione, infatti, gli erbivori prospererebbero e le foreste non avrebbero modo di svilupparsi appieno, poiché molto spesso le sue prede sono ungulati brucatori, ad esempio onnivori opportunisti quali il cinghiale che infesta ormai il nostro territorio».

L’animale, a un primo sommario esame compiuto da un esperto, è stato identificato come lupo appenninico, ma saranno necessarie ulteriori analisi, dna compreso, per stabilire con esattezza la genetica e l’eventuale livello di ibridazione. I tempi per una “sentenza” definitiva saranno abbastanza brevi.

Per dire che è un lupo appenninico puro si guardano le caratteristiche fenotipiche, ossia l’assenza di segni di ibridazione, le unghie bianche, la presenza o assenza della mascherina facciale, la lunghezza della coda e altri elementi, che comunque vanno poi confermati dalle analisi del dna mitocondriale e nucleare.

Guardando le foto si ha la sensazione che possa trattarsi di un esemplare giovane che si è allontanato dal branco.



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