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Maxi truffa alle Poste di Parabita: i testimoni confermano tutto

by Angelo Centonze
23 Agosto 2017 15:26
in Cronaca
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Ricomincia quasi da zero, il processo sulla maxi truffa avvenuta all'ufficio postale di Parabita, ai danni di numerose persone anziane. Oggi, dinanzi al collegio della prima sezione penale, presidente Gabriele Perna, a latere Silvia Minerva e Alessandra Sermarini, sono stati riascoltati i testi dell'accusa già sentiti nella scorsa udienza, ed alcuni nuovi (poiché è cambiata la composizione del collegio stesso, in assenza della dr.ssa Maddalena Toriello)  richiesti dal pubblico ministero Giovanni Gagliotta.

Il processo vede tra i protagonisti Cosimo Prete, già assessore comunale, qui nelle vesti di responsabile del settore consulenze della filiale, ma anche Marcolino Andriola, 48, di Cellino San Marco; Luigi Cecere, 27, di Casavatore (provincia di Napoli); Andrea Cesarini, 40, di Ladispoli (Roma) e Antonio Silvestri, di 40, di Casavatore (Napoli). Essi rispondono in diversa misura e a vario titolo, di truffa aggravata, peculato, falsità materiale e riciclaggio. Altri due imputati, invece, hanno scelto di essere giudicati in abbreviato: Stefania Di Matteo, 49, di Palombara (Roma) e Assunta Silvestri, 46 anni, residenti a Casavatore, (la seconda condannata a 4 anni dal gup Simona Panzera). Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Luca Laterza, Walter Gravante, Luigina Fiorenza, Luca Laterza, Giuseppe Grasso, Francesca Conte, Luca Castelluzzo, Laura Pisanello, Luisa Urro,  Elvia Belmonte, Davide Dell'Atti, Alessandra Greco e Giuseppe Gambellone.

La maxi truffa, avente come centro nevralgico, il piccolo comune del basso Salento avrebbe però mietuto altre vittime; più di dieci persone, in maggioranza anziani di Parabita sarebbero stati truffati e prosciugati dei propri risparmi. Ed in totale sono state sedici le persone, vittime delle truffe, a costituirsi parte civile.
 
Tra i testi ascoltati oggi, un'anziana signora di Parabita che si era recata presso l'ufficio postale per pagare una bolletta. Lì, avrebbe incontrato Cosimo Prete, il quale le avrebbe detto "invece di tenerli "morti" i soldi, investili per guadagnare di più". Le avrebbe poi fatto firmare una "carta" a garanzia dell'operazione, impegnandosi a far fruttare una somma 20.000 euro. La donna, in seguito, si sarebbe nuovamente rivolta alle poste di Parabita per prelevare i soldi, poiché le servivano per eseguire dei lavori di ristrutturazione della casa. Una volta giunta presso l'ufficio, si sarebbe resa conto che quel denaro era sparito dal conto; si sarebbe dunque rivolta al direttore, il quale le avrebbe riferito che il documento fattole firmare da Prete era fasullo.

Quest'ultimo avrebbe architettato, come prima cosa, il piano per svuotare il conto corrente di una donna di origini eritree, ma residente a Locri, in Calabria, per più di un milione di euro (ella già sentita nella scorsa udienza, avrebbe confermato tutto). Prete avrebbe sostanzialmente creato una sorta di copia del libretto, cointestato alla ignara vittima e ad una delle indagate a piede libero. Qui era confluita parte dei soldi, precisamente 437mila euro; la parte più sostanziosa era stata trasformata in otto buoni fruttiferi postali del valore di 100mila euro ciascuno; mentre altri 52mila euro erano stati consegnati, sotto forma di vaglia, a un autosalone di Lecce. Poche ore dopo aver trasferito in maniera truffaldina i soldi, infatti, gli indagati avrebbero fatto il primo acquisto: una Bmw serie 1, acquistata la sera stessa. Altre auto, nel corso dei mesi successivi, sarebbero poi finite nella disponibilità degli indagati.

A scoprire la truffa un controllo interno di Poste Italiane. Dopo aver contattato la donna, i responsabili dell’Ente hanno capito che si trattava di un’operazione fraudolenta, e hanno avvertito la Procura. È stata così aperta un'inchiesta dal sostituto procuratore Giovanni Gagliotta e le indagini sono state condotte dalla sezione di polizia giudiziaria.

Il 14 dicembre verranno ascoltati i testi dell'accusa ed in data 13 gennaio dovrebbe iniziare la discussione.
 
 

Tags: truffe-alle-poste
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