Muore dopo aver contratto il covid, ma per i familiari le cure sono state inadeguate: 22 indagati

Si tratta al momento di un atto dovuto in vista degli accertamenti tecnici che saranno effettuati dal medico legale Roberto Vaglio. Ventidue i medici indagati

Ospedale Vito Fazzi di Lecce, esterno (ph. Giuseppe Greco)

Sarà un accertamento tecnico medico legale a far luce sul decesso della signora A. M., per verificare se le cause della morte siano legate al covid 19 o dovute ad omissioni da parte del personale medico. L’incarico sarà conferito nella giornata di venerdì al medico legale Roberto Vaglio.

Intanto, come atto dovuto in vista degli accertamenti tecnici, il pm Luigi Mastroniani ha iscritto nel registro degli indagati i nominativi di 22 persone, tra medici e paramedici che hanno avuto in cura A. M. 73enne di Ruffano, per l’ipotesi di reato di responsabilità medica in ambito sanitario.

Gli indagati, attraverso i propri difensori, potranno nominare un consulente tecnico di parte. Stesso discorso per i familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Alvaro e Antonio Storella.

L’inchiesta ha preso il via a seguito della denuncia presentata dai figli. Nell’atto viene ricostruita la vicenda. Nel tardo pomeriggio del 27 ottobre, a causa di una serie di sintomi, tra cui la difficoltà di deglutizione, veniva richiesto l’intervento del 118 per la signora A.M.

Dopo l’iniziale accettazione presso il DEA e l’esito positivo del tampone eseguito a domicilio, la donna veniva ricoverata presso il reparto Malattie Infettive del Fazzi.

Anche il figlio risultava positivo al tampone Covid-19 e chiedeva invano di poter essere ricoverato insieme a lei e poterla assistere per la nota patologia da “ sindrome dissociativa schizo-affettiva” risalente al 1980. La donna era difatti invalida civile al 100% con indennità di accompagnamento ed in cura con farmaci neurolettici.

Da quella data, i familiari non avrebbero più avuto alcun contatto diretto con la madre.

In data 2 novembre, A.M. è deceduta e solo in data 28 dicembre i figli hanno ottenuto copia della cartella clinica.

Sarebbe emerso, a detta dei denuncianti, che la terapia salvavita psicofarmacologica non le veniva somministrata. Dalla medesima cartella clinica, sarebbe venuto a galla come la donna fosse morta per polmonite a focolai multipli da Sars Cov-2 con insufficienza respiratoria. Vi sarebbero per i familiari della donna, alcune incongruenze: il personale medico aveva sempre confermato che il Covid-19 non rappresentava il problema perché a quello la paziente stava reagendo bene. In definitiva, la omessa somministrazione dei farmaci è avvenuta per entrambe le patologie da cui era affetta e cioè sia per la sindrome schizo-affettiva trattata con neurolettici e sia per la pregressa embolia in trattamento con anticoagulanti e diuretici.

I denuncianti chiedono dunque alla magistratura di effettuare le verifiche necessarie ed utili a risalire alle cause del decesso e per stabilire eventuali responsabilità penali del personale medico e paramedico ed eventuali maltrattamenti subìti durante la degenza.



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