Arriva in Italia su un barcone col papà, poi rimane orfana. Il tribunale pensa all’affido ma c’è chi lotta per farle riabbracciare la mamma

Raccontiamo la storia della piccola Samira (l’abbiamo chiamata così) di origini nigeriane. La scorsa settimana una manifestazione per lei.

Le storie di lotta, di migranti, di diritti violati e da ripristinare sono dietro casa. Non limitiamoci a scuotere la testa davanti alla tv quando si parla di barconi che solcano le onde per arrivare in Italia. A prescindere da come la si pensi, dal pensiero politico di ognuno, dietro ogni traversata c’è una storia. Non basterebbero pagine per raccontarle.

Oggi proviamo a farvi conoscere una di quelle storie. È la storia di una bambina di soli 4 anni, originaria della Nigeria e che in questo articolo chiameremo Samira.

Samira è arrivata neonata con il suo papà in Italia. Piccolina, è salita su uno di quei gommoni che trasportano vite umane, in condizioni disumane. La mamma di Samira non l’hanno fatta salire ed è rimasta in Africa con un altro figlio.

La bambina è giunta nel nostro Paese ed è stata inserita nel sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati , trovando momentanea sistemazione presso una struttura di Reggio Emilia. Successivamente papà e figlioletta vengono trasferiti in una struttura di Diso,

La situazione si complica quando il Tribunale per i Minori di Lecce ritiene di dover procedere con l’affido della bambina ad altra famiglia. Il papà non ci sta, nella convinzione e nella speranza che la mamma di Samira possa ricongiungersi a loro nel giro di poco tempo. Perché togliergli la bambina?

L’uomo, così, si rivolge all’avv. Letizia Garrisi, legale leccese che spende la propria professionalità a tutela dei diritti dei migranti.

Accade, però, che il papà di Samira muore e da qui il percorso verso l’affidamento sembra in discesa.

Eppure c’è chi lotta ancora affinchè la piccola non perda le sue radici e magari, nell’attesa di poter riabbracciare la madre, possa essere accolta da una delle tante famiglie africane che in Italia hanno ormai messo casa, in una piena e reale integrazione. Ci sono famiglie di origini africane i cui componenti hanno ormai cittadinanza italiana e possono definirsi anche benestanti grazie a lavori più che dignitosi ottenuti con titoli di studio conseguiti nel nostro Paese.

un momento della manifestazione

A spendersi per i diritti della bambina la Togheter in God’s family care Foundation. Martedì 12 febbraio 2019, Mama Gladys presidente della Fondazione, ha raccolto intorno a sé numerosi cittadini di origine africana provenienti da varie città italiane, dando vita ad una manifestazione alle porte del Tribunale per i Minorenni in via Dalmazio Birago. Tutti i manifestanti indossavano una maglietta con la foto della bambina.

Hanno protestato contro la decisione di dare in affido Samira, nella convinzione di poter trovare una soluzione più adeguata.

Alla manifestazione anche l’avv. Garrisi che si chiede “Perché la bambina deve essere affidata ad una famiglia italiana se un giorno potrebbe avere l’opportunità di ricongiungersi alla madre? La donna mi ha dato mandato per fare sì che i diritti di sua figlia vengano tutelati. Perché rischiare che la bimba perda il ricordo delle sue origini? Una famiglia ce l’ha anche se al momento è lontana”.

La situazione è in stallo poiché il mandato sottoscritto dalla mamma di Samira non è mai giunto in Italia, se pur spedito per tempo. Il Tribunale per i Minorenni aspetta nuove disposizioni, ma il tempo stringe.



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