La Procura chiede l’ergastolo per omicidio volontario con l’aggravante della minorata difesa della vittima, per il 57enne Albano Galati. Parliamo del presunto uxoricida accusato di avere ammazzato con oltre dieci coltellate, la moglie, la 49enne Aneta Danelczyk, di origini polacche, il pomeriggio del 16 marzo del 2024 a Taurisano. Nella mattinata di oggi. presso l’aula di Corte d’Assise del tribunale di Lecce, si è tenuta la requisitoria del pm Luigi Mastroniani. Il rappresentante della pubblica accusa ha preso la parola davanti alla Corte di Assise di Lecce (presidente Pietro Baffa, a latere Luca Scuzzarella e giudici popolari) ed ha ricostruito le diverse fasi della delicata inchiesta. Al termine della requisitoria, il pm, come preannunciato nella scorsa udienza, quando aveva comunicato la modifica del capo d’imputazione, ha contestato l’ulteriore aggravante di aver commesso il fatto nei confronti di persona affetta da gravi incapacità (invalidità totale) tali da comprometterne le capacità difensive ed ha chiesto per Albano Galati, la condanna all’ergastolo con isolamento diurno.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto, prima dell’ inizio della requisitoria, ha rinnovato la richiesta di rito abbreviato che consentirebbe lo sconto di pena di un terzo in caso di condanna, ma che non può essere ammessa in caso di reati punibili con l’ergastolo. Ed ha chiesto di procedere con l’ascolto di alcune testimonianze per accertare la sussistenza delle problematiche di salute della vittima al momento dei fatti. Le istanze sono state respinte dalla Corte d’Assise
Il pm ha esordito, affermando:”Ci sono prove evidenti della condizione della vittima sulla scorta delle testimonianze in aula della figlia e della vicina di casa.”
Nel corso della requisitoria, ha affermato che le prove sono granitiche e che si tratta di un processo in cui spicca la prova diretta. Ed ha sottolineato:” Ha tolto la vita alla madre dei propri figli… Era un padre padrone che disprezzava il genere femminile. Emerge una violenza tra le mura domestiche che lascia esterefatti”.
