A Copertino, nel cuore del Salento, c’è una terra che ha cambiato destino. Dove un tempo la presenza della criminalità organizzata imponeva silenzi e paura, oggi si sente il rumore leggero della rinascita: voci di ragazzi, passi curiosi, parole che costruiscono futuro.
È la Masseria “La Tenente”, bene confiscato alla mafia e restituito alla collettività, che oggi non è solo un luogo, ma un segno vivo di speranza. Qui si è conclusa la “Settimana della Legalità – Coltivare Legalità”, un cammino condiviso culminato nella Giornata della Legalità, nel ricordo profondo e sempre attuale della strage di Capaci.
L’iniziativa, promossa dalla Caritas Diocesana Nardò-Gallipoli, ha trovato nel sostegno dell’Arma dei Carabinieri una presenza solida, discreta e preziosa: non solo istituzione, ma presidio umano accanto ai giovani e alla comunità.
Tra questi spazi che oggi profumano di impegno e futuro, la legalità non è stata spiegata soltanto: è stata raccontata, vissuta, condivisa. Magistrati, rappresentanti delle istituzioni, forze dell’ordine e Chiesa hanno intrecciato parole diverse ma unite da un’unica direzione: trasformare la memoria in responsabilità, e la paura in consapevolezza.
Accanto alla voce dello Stato, quella della Chiesa locale, con la Diocesi di Nardò-Gallipoli, ha ricordato che la legalità non è solo regola, ma anche cura, ascolto e vicinanza a chi è più fragile. Le testimonianze intense dedicate a don Pino Puglisi e a chi ha scelto di restare fedele al bene fino in fondo hanno dato al percorso una profondità umana difficile da dimenticare.
Protagonista silenziosa ma potentissima di questi giorni è stata proprio lei, la Masseria “La Tenente”: muri che un tempo appartenevano alla criminalità oggi accolgono studenti, incontri, domande, sogni. E ogni presenza qui dentro è una piccola vittoria dello Stato e della comunità.
Nei diversi momenti della manifestazione, lo stand dell’Arma dei Carabinieri è diventato un punto di incontro autentico. I militari dell’organizzazione territoriale, i Carabinieri Forestali, i nuclei NAS e NOE, gli artificieri e le pattuglie della Radiomobile hanno raccontato ai ragazzi un lavoro fatto ogni giorno di tutela, prevenzione e servizio.
Tra tutte le attività, il dialogo con gli studenti è stato il cuore più vero: parole semplici, sguardi diretti, domande senza filtri. E la legalità, in quei momenti, ha smesso di essere un concetto per diventare qualcosa di concreto, vicino, possibile.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla protezione degli anziani e alla prevenzione delle truffe, perché la sicurezza, qui, è intesa come cura della comunità intera, soprattutto dei più vulnerabili.
La “Settimana della Legalità – Coltivare Legalità” si chiude, ma ciò che lascia non finisce. Rimane nell’aria della Masseria, nei pensieri dei ragazzi, nelle mani di chi ha scelto di esserci.
Perché quando una terra viene strappata alla mafia e restituita alla vita, non cambia solo la sua storia: cambia il futuro che può generare.






