Operazione Baia Verde: 11 condanne nel processo per droga ed estorsioni nel territorio di Gallipoli

Sono stati invece assolti altri 4 imputati. In una precedente udienza si è tenuta la requisitoria del pm Antonio De Donno nella quale venne ricostruita l’operazione Baia Verde, che portò nel luglio 2014, all’arresto di elementi criminali di spicco dei Clan Padovano e Tornese.o

L'esito tanto atteso del processo in abbreviato "Baia Verde" è giunto nel tardo pomeriggio, quando il gup Stefano Sernia è uscito dalla camera di consiglio dopo ben 6 ore, pronunciando una sentenza di condanna per 11 imputati e di assoluzione per 4 di essi. 

Il giudice ha inflitto una pena di: anni 10 e mesi 6 per Angelo Padovano, figlio di “Nino Bomba” (a fronte di una richiesta del procuratore aggiunto Antonio De Donno di 16 anni e 5.000 euro); 11 anni a Roberto Parlangeli, 37enne, di Magliano ( richiesta anche per lui di 16 anni e 5.000 euro) ; 6 anni e 800 euro di multa per Gabriele Pellè, 37 enne di Squinzano, ( chiesti 12 anni e 7.000 euro); 5 anni ed 8 mesi, ed il pagamento di 5.000 euro a Giovanni Parlangeli, 33 anni di Lecce (12 anni e 2.000 euro 33 anni di Lecce) ; 5 anni ed 8 mesi per Fabio Pellegrino 30 anni di Galatone (10 anni e 3.000 euro); 8 anni, sessantamila euro di multa ed il sequestro dei beni, ma l'assoluzione dal reato di associazione mafiosa per Gabriele Cardellini, 31 anni di Gallipoli, (10 anni e 25.000 euro oltre alla confisca deibeni); 4 anni e 4 mesi per Fabio Negro, 40 anni di Gallipoli (6 anni e 30.000 mila);6 anni e 5 mila euro per Carmelo Natali, 41enne di Gallipoli (5 anni e 4 mesi ); a carico di Alessio Fortunato, 31enne, di Squinzano, anni 3 e 10.000 euro (1 anno e 3.000 mila euro); 3 anni e 6 mesi per Sergio Palazzo di Lecce (1 anno e 3.000 mila euro); anni 5 e mesi 4 più 5 mila euro per Rosario Oltremarini, 46 enne, anch'egli gallipolino ( 6 mesi) . Assoluzione per Antonio Manna, 34anni di Gallipoli (6 mesi), Luciano Gallo, 46 anni di Martano (7 anni e 30.000) , Luciano Nuccio, 44enne, di Tricase (chiesti 6 anni) ed Alessandro Oltremarini, 29enne( 7 anni e 30.000 mila euro). Entro il termine di 90 giorni è atteso il deposito delle motivazioni.
 
Gli  imputati sono difesi dagli avvocati Gabriele e Giovanni Valentini, Stefano Ninni, Stefano Prontera, Mario Coppola, Marcello Falcone, Francesco Fasano, Giampiero Tramacere, Antonio Savoia, Pantaleo Cannoletta, Luigi Corvaglia, Roberto De Mitri Aymone, Luigi Carrozzini, Gianluca Ciardo, Luigi Suez, Anna Paola Trisolino, Biagio Palamà, Michelangelo Gorgoni,, Fabio Corvino e Antonio Bolognese.
 
Ricordiamo che in una precedente udienza, si è tenuta la requisitoria del pubblico ministero Antonio De Donno. Egli haricostruito le varie fasi delle indagini dell'operazione "Baia Verde", che portò in data 17 luglio 2014, all’arresto di elementi criminali di spicco dei Clan Padovano di Gallipoli e Tornese di Monteroni. Essi rispondono dei reati di associazione a delinquere, tentata e consumata, estorsione aggravata dalle modalità mafiose, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Il clan gallipolino aveva creato un sistema criminale di controllo sulle discoteche ed i parcheggi, quest'ultimo attraverso la società “Lu rusciu te lu mare”. Per dare parvenza di legalità, era stato addirittura richiesto al comune di Gallipoli il rilascio delle autorizzazioni per la gestione di questi ultimi.
 
Prima della requisitoria del pm, però, era stato ascoltato come teste in videoconferenza, il pentito di mafia Gioele Greco. Egli aveva innanzitutto ricostruito le circostanze della presunta estorsione ai danni di un imprenditore originario di Gallipoli, titolare di una tabaccheria a Lecce. Quest'ultimo, era stato sentito in un'altra udienza, in seguito alla richiesta di abbreviato condizionato all'ascolto di un teste, per Fabio Pellegrino, 29 anni di Galatone, avanzata dagli avvocati Roberto De Mitri Aymone e Luigi Corvaglia; affermando di avere avuto rapporti commerciali con Pellegrino, ma di non ricevuto esplicite richieste estorsive.
 
Dinanzi al gup Stefano Sernia, invece, il neo-collaboratore di giustizia, collegato dal carcere di Torino ha riferito di non conoscere affatto Fabio Pellegrino, e di come quest'ultimo fosse estraneo al piano a cui egli partecipò. Greco ha raccontato come si svolse l'estorsione ai danni del tabaccaio, sottolineando come fu lui a scrivere la lettera. Una volta eseguita l'azione estorsiva, essi raggiunsero la casa del boss Roberto Nisi per stabilire la suddivisione dei proventi. Successivamente  fu consegnata a Greco, la somma di 1.000 euro. Gioele Greco ha poi risposto alle domande sul suo rapporto con altri elementi criminali. Il pm De Donno gli ha domandato che tipo di rapporti avesse con il boss Roberto Nisi. Il pentito ha risposto che si sarebbero conosciuti, poiché le loro ragazze erano amiche. Dopo un'assidua frequentazione, avvenne l'affiliazione di Greco al suo gruppo, nel carcere di Lecce. Greco ha racconta anche della sua conoscenza con il presunto capo clan Angelo Padovano, conosciuto sempre grazie a Roberto Nisi, in occasione di un "recupero crediti" ai danni di due commercianti di automobili. Gioele Greco, si sarebbe recato, assieme a Padovano e a Nisi, in un paese nei pressi di Monteroni per "recuperare" una macchina sottratta da due sodali presso il concessionario. Egli doveva guidare la vettura rubata e poi raggiungerli all'incontro con i due commercianti, a cui avrebbe partecipato anche il titolare di un bar di Lecce.
 
Al termine dell'ascolto di Gioele Greco, è voluto intervenire Angelo Padovano, considerato tra i promotori dell'organizzazione, per rilasciare dichiarazioni spontanee, dal carcere di Ascoli, (anch'egli in videoconferenza) che ha affermato "Non ho mai conosciuto Gioele Greco. Lui sostiene di essere un mio amico, ma io non lo conosco neanche alla lontana" .



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