Processo Baia Verde, ascoltato il pentito Gioele Greco prima delle richieste di condanna del pm

Nell’udienza preliminare è stato ascoltato in videoconferenza il neo-collaboratore, sull’estorsione ai danni di un tabaccaio, che aveva testimoniato nella scorsa udienza. Subito dopo si è tenuta la requisitoria del pm Antonio De Donno che ha formulato le richieste di condanna.

È iniziata con l'ascolto in videoconferenza come teste, del pentito di mafia Gioele Greco, l'udienza preliminare odierna del maxi processo "Baia Verde". Egli ha innanzitutto ricostruito le circostanze della presunta estorsione ai danni dell'imprenditore V.C., originario di Gallipoli e titolare di una tabacchiera a Lecce.
 
Quest'ultimo,era stato sentito nella scorsa udienza, in seguito alla richiesta di abbreviato condizionato all'ascolto di un teste, per Fabio Pellegrino, 29 anni di Galatone, avanzata dagli avvocati Roberto De Mitri Aymone e Luigi Corvaglia; affermando di avere avuto rapporti commerciali con Pellegrino, ma di non ricevuto esplicite richieste estorsive.
 
Dinanzi al gup Stefano Sernia, invece, il neo-collaboratore di giustizia, collegato dal carcere di Torino ha riferito di non conoscere affatto Fabio Pellegrino, e di come quest'ultimo fosse estraneo al piano estorsivo a cui egli partecipò. Greco ha raccontato come si svolse l'estorsione ai danni del tabaccaio. Anzitutto, vi fu un sopralluogo eseguito da Manuel Prinari; poi si recarono sul luogo Gabriele Pellè e Parlangeli. Una volta eseguita l'azione estorsiva, essi raggiunsero la casa del boss Roberto Nisi per stabilire la suddivisione dei proventi. Successivamente  fu consegnata a Greco, la somma di 1.000 euro.
 
Gioele Greco ha poi risposto alle domande sul suo rapporto con altri elementi criminali. Il pm De Donno gli ha domandato che tipo di rapporti avesse con il boss Roberto Nisi. Il pentito ha risposto che si sarebbero conosciuti, poiché le loro ragazze erano amiche. Dopo un'assidua frequentazione, avvenne l'affiliazione di Greco al suo gruppo, nel carcere di Lecce. Greco racconta anche della sua conoscenza con il presunto capo clan Angelo Padovano, conosciuto sempre grazie a Roberto Nisi, in occasione di un "recupero crediti" ai danni di due commercianti di automobili. Gioele Greco, si sarebbe recato, assieme a Padovano e a Nisi, in un paese nei pressi di Monteroni per "recuperare" una macchina sottratta da due sodali presso il concessionario. Egli doveva guidare la vettura rubata e poi raggiungerli all'incontro con i due commercianti, a cui avrebbe partecipato anche il titolare di un bar di Lecce.
Al termine dell'ascolto di Gioele Greco, è voluto intervenire Angelo Padovano, per rilasciare dichiarazioni spontanee, dal carcere di Ascoli, (anch'egli in videoconferenza) che ha affermato "non ho mai conosciuto Gioele Greco. Lui sostiene di essere un mio amico, ma io non lo conosco neanche alla lontana" .
 
 Una volta terminata la deposizione di Greco, ha preso la parola il pubblico ministero  Antonio De Donno, per l'inizio della requisitoria. Egli ha ricostruito le varie fasi delle indagini dell'operazione denominata "Baia Verde", che portò in data 17 luglio 2014, all’arresto di elementi criminali di spicco dei Clan Padovano di Gallipoli e Tornese di Monteroni.
 
Il pm ha poi formulato le richieste di condanna per i 15 imputati, chiedendo: 16 anni e 5.000 euro per Angelo Padovano, 26enne, figlio di “Nino Bomba” e Roberto Parlangeli, 37enne, di Magliano; 12 anni e 7.000 euro per Gabriele Pellè, 37 enne di Squinzano; 12 anni e 2.000 euro a Giovanni Parlangeli, 33 anni di Lecce ; 10 anni e 3.000 euro per Fabio Pellegrino 30 anni di Galatone; 10 anni e 25.000 euro oltre alla confisca dei beni per Gabriele Cardellini, 31 anni di Gallipoli; 7 anni e 30.000 a  Luciano Gallo, 46 anni di Martano; 6 anni per Luciano Nuccio, 44enne, di Tricase; 7 anni e 30.000 mila euro ad Alessandro Oltremarini, 29enne; 6 anni e 30.000 mila a Fabio Negro, 40 anni di Gallipoli; 5 anni e 4 mesi per Carmelo Natali, 41enne di Gallipoli; 6 mesi per Antonio Manna, 34anni eRosario Oltremarini, 46 enne, entrambi di Gallipoli;  1 anno e 3.000 mila euro per Alessio Fortunato, 31enne, di Squinzano eSergio Palazzo di Lecce.
 
Gli  imputati sono difesi dagli avvocati Stefano Ninni, Stefano Prontera, Mario Coppola, Marcello Falcone, Francesco Fasano, Giampiero Tramacere, Antonio Savoia, Pantaleo Cannoletta, Luigi Carrozzini, Gianluca Ciardo, Luigi Suez, Anna Paola Trisolino, Biagio Palamà, Michelangelo Gorgoni, Gabriele Valentini, Luigi Corvaglia, Roberto De Mitri Aymone, Fabio Corvino e Antonio Bolognese.
 
Essi rispondono dei reati di associazione a delinquere, tentata e consumata, estorsione aggravata dalle modalità mafiose, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Il clan gallipolino aveva creato un sistema criminale di controllo sulle discoteche ed i parcheggi, quest'ultimo attraverso la società “Lu rusciu te lu mare”.
 
Per dare parvenza di legalità, era stato addirittura richiesto al comune di Gallipoli il rilascio delle autorizzazioni per la gestione di quest'ultimi.



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