Si conclude con l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” dal reato di dichiarazione infedele, e la condanna a 1 anno (pena sospesa e non menzione), ma per omessa dichiarazione dei redditi (si parla di 2.537.177 euro per l’anno 2014) il processo a carico dell’imprenditore leccese Bruno Acquaviva.
Ieri, i giudici in composizione collegiale (presidente Fabrizio Malagnino) hanno assolto anche Simone Acquaviva, fratello di Bruno, e Daniela Ventura per il reato di autoriciclaggio.
Il pm Carmen Ruggiero, al termine della requisitoria, aveva chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione e 4 mila euro di multa per Simone Acquaviva, a 3 anni e 6 mesi per Bruno Acquaviva ed a 2 anni e 6 mesi più 4mila euro di multa per Daniela Ventura.
Nel febbraio del 2020, occorre ricordare come il gup Sergio Tosi, al termine dell’udienza preliminare, aveva disposto il non luogo a procedere, “perché il fatto non sussiste”, per Bruno Acquaviva, Simone Acquaviva, Daniela Ventura ed altri cinque imputati. Il giudice aveva disposto anche il dissequestro delle somme di denaro sottoposte a sequestro (circa 1 milione di euro). Rispondevano a vario titolo e in diversa misura di evasione fiscale, autoriciclaggio, appropriazione indebita.
Il pm Ruggiero, però, impugnò la decisione davanti alla Corte di Appello per i due Acquaviva e la Ventura, limitatamente a tre capi d’imputazione. Si è poi arrivati al rinvio a giudizio ed al conseguente processo conclusosi ieri, con la condanna per un solo capo d’imputazione.
Sono difesi dagli avvocati Luigi Covella e Antonio Savoia e per Bruno Acquaviva la difesa potrà fare ricorso in Appello, non appena verranno depositate le motivazioni entro 60 giorni.
Secondo l’accusa, nel 2013, Acquaviva non avrebbe dichiarato circa 3 milioni di euro che erano stati versati dalla Asl a Ecosal come risarcimento del danno per non aver dato seguito ad un contratto stipulato nel 1989, riguardante l’installazione di un forno inceneritore di rifiuti ospedalieri.
Simone Acquaviva e Daniela Ventura, rispondevano di autoriciclaggio, poiché avrebbero versato 343 mila euro sul conto della Ecosal; soldi ricevuti da una terza persona con la causale “donazione”. E poi, dall’analisi dei conti correnti, sarebbero emerse una serie di “distrazioni” di somme di denaro, come quella di 160mila euro in favore della Banca di Credito Cooperativo (estranea ai fatti) intestato ad Av Motors s.r.l..
Tali accuse sono cadute al termine del processo di primo grado.
