Processo Diarchia: inflitti 15 anni e 4 mesi al “pentito” Tommaso Montedoro

Il processo, con rito abbreviato, si è concluso con la condanna complessiva ad oltre 120 anni di carcere per tutti gli imputati.

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Si conclude con oltre 120 anni di carcere, il processo con rito abbreviato “Diarchia”.
Il gup Cinzia Vergine ha inflitto: 15 anni e 4 mesi per Tommaso Montedoro, 41enne di Casarano (chiesti 16 anni), considerando l’attenuante della collaborazione, assolvendolo per il tentato omicidio Spennato, nel ruolo di mandante; 12 anni e 8 mesi per Damiano Cosimo Autunno, 51enne di Matino (17 anni); 20 anni per Luca Del Genio, 26enne di Casarano (20 anni) e Antonio Andrea Del Genio, 31 enne di Casarano (18 anni), entrambi per il tentato omicidio di Luigi Spennato; 2 anni ed 8 mesi per Sabin Braho, 34enne nato a Durazzo, ma residente a Brindisi (7 anni), assolto per due episodi di spaccio; 10 anni per Ivan Caraccio, 30enne di Casarano (16 anni); 12 anni e 8 mesi per Giuseppe Corrado, 45enne di Ruffano (17 anni); 1 anno, 1 mese e 10 giorni per Salvatore Carmelo Crusafio, 42enne nato in Svizzera, ma residente a Matino (4 anni) ; 7 anni e 4 mesi per Domiria Lucia Marsano, 40enne di Lecce (8 anni); 8 anni per Marco Petracca, 41enne di Casarano (7 anni e 6 mesi); 7 anni per Maurizio Provenzano, 46enne di Lecce (14 anni) e 8 anni e 8 mesi per Lucio Sarcinella, 21enne di Casarano (9 anni).

Gli imputati rispondono, a vario titolo ed in diversa misura, di “associazione mafiosa”, “tentato omicidio aggravato”, “Associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti”, “Detenzione di Armi”, “Ricettazione”e “Furto Aggravato”.
Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati: Sergio Luceri, Attilio De Marco, Giuseppe Bonsegna, Giuseppe Corleto, Simone Viva, Mario Coppola, Luigi Covella, Elvia Belmonte, Antonio Venneri, Antonio Piccolo del Foro di Bologna.
Invece, il Comune di Casarano, attraverso il legale Francesco Vergine, si è costituito parte civile ed il giudice ha disposto in suo favore, il risarcimento del danno da quantificarsi in separata sede.

Invece, Andrea Cecere, 37 anni di Nardò, ha già concordato il patteggiamento con il pm, alla pena di 4 anni e 2 mesi. È assistito dall’avvocato Giuseppe Bonsegna.

Il gup CinziaVergine si pronuncerà sul l’istanza il 21 maggio prossimo.

 

L’ascolto di Montedoro

Occore ricordare che il neo collaboratore di giustizia Tommaso Montedoro, durante le deposizioni in aula e nel corso degli incontri con gli inquirenti, ha sempre negato di aver fatto parte, così come Augustino Potenza, della Sacra Corona Unita.

Il pentito, ribadendo in buona parte quanto dichiarato nei verbali di collaborazione, si è soffermato sul traffico di droga. Non solo, anche sull’investimento in quattro società ed in attività imprenditoriali nel settore calzaturiero e nei parcheggi.

Riguardo i suoi rapporti con la scena politica cittadina, ha tenuto a precisare di essersi sempre tenuto lontano da quel mondo. Ad ogni modo, ha riferito un particolare episodio. Nel 2012, una persona legata ad un boss, gli avrebbe chiesto di intervenire per sbloccare la pratica amministrativa di una “cosa di riciclaggio di spazzatura”, Montedoro avrebbe però rifiutato, perché Potenza, suo ex socio in affari, era contrario per motivi ecologici.

I fatti di sangue

Tommaso Montedoro avrebbe confermato gli attriti sopraggiunti con l’ex socio in affari Augustino Potenza; dall’altra, avrebbe sostenuto, però, di non avere mai avuto interesse ad eliminarlo.

Il pentito avrebbe indicato i nomi delle persone presumibilmente coinvolte nell’omicidio Potenza.

Riguardo Luigi Spennato, gli autori materiali del tentato omicidio, come sostenuto da Montedoro, sarebbero stati Andrea Del Genio ed una terza persona.

Montedoro nei verbali di collaborazione, ha anche confermato la sua volontà di eliminare Caraccio, poiché quest’ultimo, a sua volta, voleva ammazzarlo. Avrebbe anche individuato il comando per eseguire il piano.