Paziente deceduta per una diagnosi tardiva di gravidanza extrauterina? Prosciolta una ginecologa

Il gup Zizzari ha disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero, per accertare altre eventuali responsabilità per la morte della donna.

Disposto il proscioglimento per una ginecologa finita sotto inchiesta per la morte di una paziente. Il gup Angelo Zizzari, al termine dell’udienza preliminare, ha disposto il non luogo a procedere “per non aver commesso il fatto” in favore della dottoressa, in servizio all’epoca dei fatti, presso l’ospedale di Gallipoli. Dunque, non ci sarà alcun processo a carico della ginecologa, dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura.

Il gup Zizzari ha però disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero per accertare altre eventuali responsabilità per la morte della donna. La decisione del giudice è maturata sulla scorta di una perizia medico-legale, disposta nella scorsa udienza, che avrebbe escluso eventuali negligenze da parte della dottoressa che rispondeva dell’ipotesi di reato di responsabilità colposa per morte o lesioni in ambito sanitario.

La stessa perizia non avrebbe però escluso eventuali responsabilità da parte del personale medico e paramedico del pronto soccorso che prestò i primi aiuti alla paziente. I dubbi riguardano, in particolare, la tempestività dei soccorsi. Intanto, in una scorsa udienza, celebratasi nel febbraio scorso, il marito della vittima si era costituito parte civile con l’avvocato Giulio Bray, invocando un maxi risarcimento del danno di 800mila euro. Il giudice, però, come detto, ha deciso di disporre una perizia medico-legale per effettuare «accertamenti specifici», all’esito della quale ha stabilito il proscioglimento della dottoressa. L’imputata era assistita dagli avvocati Dario e Vittorio Doria.

I fatti risalgono al mese di giugno del 2021. In base all’ipotesi accusatoria, la giovane mamma si era rivolta alla ginecologa che le aveva diagnosticato, tramite ecografia, un voluminoso fibroma della parete anteriore dell’utero di circa 3 centimetri. La dottoressa, però, si sarebbe limitata a consigliare di eseguire il dosaggio della gonadotropina cronica beta (proteina ad attività ormonale prodotta dall’embrione ed utilizzata per la diagnosi dello stato di gravidanza). E non avrebbe disposto alcun ulteriore accertamento per verificare se fossero presenti gravidanze extrauterine.

Stando sempre all’ipotesi accusatoria, dunque, non sarebbe stata diagnosticata, in tempo utile, una gravidanza interstiziale che avrebbe poi provocato la morte della donna per uno shock emorragico.

Come detto, però, già nel corso dell’udienza preliminare sono cadute le accuse nei confronti della dottoressa.