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«Mio padre ha un tumore aggressivo e la Pet-Tac è a novembre, pronto a incatenarmi davanti alla Asl»

La drammatica testimonianza giunta alla redazione di Leccenews24 da parte di un cittadino disperato per le condizioni di salute del padre.

by Redazione
7 Luglio 2026 13:34
in Cronaca
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Un tumore alla prostata aggressivo, che non aspetta i tempi della burocrazia né quelli delle liste d’attesa della sanità pubblica. Una diagnosi che pesa come un macigno e la disperata corsa contro il tempo di una famiglia salentina che si ritrova da sola a combattere non solo contro la malattia, ma anche contro le lungaggini del sistema sanitario.

È la drammatica testimonianza giunta alla redazione di Leccenews24 da parte di un cittadino disperato per le condizioni di salute del padre, a cui è stata diagnosticata tramite biopsia una forma tumorale particolarmente severa (Gleason 5+4). Di fronte all’ipotesi di dover aspettare mesi per un esame fondamentale, l’uomo lancia un ultimatum pesante: «Sono pronto a incatenarmi davanti ai cancelli dell’Asl».

La cronistoria di un’odissea

Tutto ha inizio a fine giugno. Il medico curante, ben consapevole della gravità della situazione e della necessità di agire tempestivamente, richiede una Pet-Tac con farmaco assegnando una classe di priorità a 10 giorni. L’esame è cruciale: serve all’oncologo per avere il quadro completo e stabilire la terapia più efficace.

Il 24 giugno, grazie alla prontezza e all’umanità del personale del C.O.R.O. (Centro Orientamento Oncologico) al secondo piano del Polo Oncologico del ‘Vito Fazzi’, viene effettuata la prima visita. La dottoressa oncologa conferma l’assoluta urgenza dell’esame e provvede a inviare la richiesta direttamente al reparto di Medicina Nucleare, fissando la successiva visita di controllo per il 23 luglio. Da quel momento, però, per la famiglia iniziano ulteriori problemi.

40 telefonate al giorno a vuoto e la doccia fredda: «Se ne parla a novembre»

«La prima settimana di luglio iniziamo con le mie sorelle a chiamare il reparto di Medicina Nucleare per avere una data», racconta il cittadino nella sua lettera a Leccenews24. «Il tempo è tutto nella cura delle malattie aggressive. Faccio 40 chiamate al giorno: nessuna risposta. Ho registrato tutto sul telefono perché nessuno possa dire il contrario».

Senza risposte telefoniche, l’uomo decide di recarsi di persona in reparto venerdì scorso. Lì riceve la doccia fredda. Pensando a un’attesa di due settimane o al massimo di un mese, si sente rispondere dall’operatore allo sportello che l’esame potrà essere effettuato «non prima di novembre». Quattro mesi di attesa. Un’eternità per un tumore che “galoppa” velocemente.

Il miraggio del privato e la protesta: «Pronto a incatenarmi»

La disperazione spinge la famiglia a percorrere la via della sanità privata. La risposta dei centri convenzionati è immediata, ma il costo è proibitivo: 1.500 euro per un singolo esame salva-vita. Una cifra che la famiglia non può permettersi.

«A quel punto – spiega l’uomo – ho deciso di muovermi per vie legali. Ho inviato una diffida formale all’Asl di Lecce tramite PEC, avvalendomi della normativa vigente (Legge 128) per il rispetto dei tempi di attesa. Con le mie sorelle stiamo valutando ulteriori azioni legali. Ma non basta: sono pronto a incatenarmi davanti ai cancelli dell’Asl, non solo per mio padre, ma per tutti i cittadini che ogni giorno affrontano queste vergognose e disumane attese».

La parola passa ora alla direzione dell’Asl di Lecce. La storia di questo cittadino è il megafono di un malessere diffuso che tocca il diritto costituzionale alla salute. Il tempo stringe, e per il papà di questo lettore ogni giorno perso potrebbe essere un giorno di troppo.

Tags: liste-d-attesamalasanita
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