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Due mesi in ventuno paesi differenti, ma ora si torna a casa. Davide Urso rientra in Italia

by Redazione
25 Febbraio 2018 10:01
in Turismo, Viaggi & Itinerari
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Giorno 58 – Bologna, km 16484

Stanotte dormirò in un vero sofà, quindi ho iniziato a raccogliere quante più cianfrusaglie possibili e organizzare la mia auto, che mio zio potrebbe entrarci per qualsiasi motivo, pertanto meglio ricomporla, dandole un aspetto decente e dignitoso. Cara mia Africa, non dovrai più ospitarmi, siamo agli sgoccioli, agli ultimi chilometri, all’ultima nazione. Mi sono svegliato presto, quando ancora buio, non solo per pulire e ordinare l’auto, ma soprattutto per approfittare del fresco e compiere più di mezzo tragitto senza aria condizionata; è iniziato agosto e non tollero l’idea di viaggiare a 42 gradi.

Ho riconosciuto di essere entrato in Italia ovviamente non per l’aria più o meno sana, neanche per il livello di guida, che in autostrada si salva; ho realizzato su essere nel mio paese di cartelli stradali: lo capivo tutti. Sembra strano, ma dopo due mesi in ventuno paesi differenti, con una lunga ognuno, avevo iniziato inconsciamente a ignorare la segnaletica e le scritte in generale. Sempre inconsciamente, adesso le capivo e ci prestavo attenzione. La felicità si misura anche in questi piccoli dettagli. Ho voluto atteggiarmi volutamente a italiota, a colui che vive di luoghi comuni, quindi al primo Autogrill mi sono fermato e ho preso un caffè. Un buon caffè, come non lo degustavo da mesi.
All’uscita ho trovato un ragazzo spagnolo, abbastanza folkloristico (collane, ciondoli, zaini colorati), con un cartello con scritto España, che mi pregava di portarlo con lui. Sembra assurdo, ma io ho l’auto targata Spagna, pertanto i suoi occhi gli si sono illuminati quando mi ha visto! Non importava che gli dicessi che stessi andando al sud, voleva venire con me!

Con il sapore di caffè in bocca, la strada scorreva in automatico, con il pensiero di avercela praticamente fatta. “Sono entrato nel mio paese” pensavo “anche se facessi incidente qui, avrei comunque coronato il mio sogno“. Vabbè, ogni tanto di pensieri idioti ne uscivano! Solo mio fratello sapeva della deviazione che stavo compiendo, gli altri, famiglia inclusa, sapevano che mi stavo dirigendo da Salisburgo a Liechtenstein, per poi tirare dritto in Spagna. Sto tenendo un diario chilometrico su Facebook e sul blog, nel quale posto delle foto che reputo interessanti seguite dal numero del giorno e del chilometro di partenza, assieme a una descrizione. In questi giorni sto andando a rilento nella pubblicazione dei post, per evitare che qualcuno si possa accorgere che la mia metà non è Madrid, ma l’Italia.

Oltre a mio fratello, mio zio sapeva delle mie intenzioni: gliel’ho dovuto dire per chiedergli di fermarmi una notte a casa sua. La prima notte con il letto matrimoniale tutto per me. Mi mancava da 58 giorni. Un giro rapido nel centro della città con lo scooter, un aperitivo a base di vino bianco e tigelle, poi una cena leggera e a nanna, perché, credetemi, sebbene l’adrenalina di rivedere domani la mia famiglia sia alle stelle e quasi non mi lasci dormire per tanto pensare al momento fatidico in cui entrerò a casa, lo stress del viaggio e la stanchezza accumulata mi assopiscono gli occhi contro la mia volontà, conscio che domani sarà l’ultimo giorno, l’ultima fatica prima di un grande, consentitemelo, meritato riposo.

Davide Urso

Tags: esperienze-di-viaggi
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