Acmet Pascià, nell’angolo più suggestivo di Otranto, un ristorante che delizia i sensi

A Otranto, Acmet Pascià. Un’atmosfera magica per un ristorante che offre la qualità della buona cucina salentina accompagnata da attenzione e cortesia

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Non è uno dei tanti ristorantini in cui ci si imbatte passeggiando a Otranto, perla dell’Adriatico e Porta d’Oriente. Acmet Pascià è un posto incantato dove poter mangiare allungando lo sguardo su uno skyline mozzafiato.

Costeggiando il Lungomare degli Eroi, a ridosso delle mura che recano scritta la storia di Otranto, come una vedetta di guardia al bellissimo centro storico, ecco il ristorante Acmet Pascià con la sua atmosfera carica di magia.

Acmet Pascià, tappa obbligata con il gusto

Ricca e raffinata l’offerta del menù che spazia da gustosi antipasti di mare alle specialità della tradizione culinaria salentina rivisitate in chiave moderna.

Primi piatti con pesce freschissimo e squisiti risotti con frutti di mare affiancano primi di terra delicati seppur con un forte accento salentino.

Profumano di mare i secondi che vanno dalle grigliate miste al pescato del giorno servito secondo le ricette della tradizione marinara. Esplosioni di sapori che conquistano anche i palati più sofisticati.

Ad accompagnare il tutto, una ricca Carta dei Vini, con le migliori proposte delle cantine salentine più rinomate.

Gli ingredienti per un pranzo o una cena suggestivi, ci sono tutti. Il meraviglioso panorama, la buona cucina e l’estrema attenzione dedicata agli ospiti da uno staff preparato e professionale.

Dedicata ai turisti e ai salentini che arrivano ad Otranto, l’accoglienza del ristorante di Acmet Pascià nato per coccolare i sensi e deliziare il palato.

La storia di Otranto tutta in un nome

Quasi a voler svuotare di significato la figura di Acmet Pascià, il ristorante ne assume il nome, senza però dimenticare la storia cruenta che lo lega ad Otranto.

E ricorre proprio domani un anniversario che non si può dimenticare. Era la fine di luglio, precisamente il 30, ma dell’anno 1480, quando il Gran Visir Acmet Pascià, inviato da Maometto II, arrivò ad Otranto e intimò agli otrantini di rinnegare la fede cristiana e di ribellarsi al Re di Napoli Ferdinando I.

Otranto, all’epoca una delle città più importanti del Salento, non si fece però  intimorire e non accettò l’imposizione del Gran Visir, costringendo, di fatto, la città a difendersi dall’assedio dei Turchi.

Era il 13 di agosto del 1480 quando il Comandante Acmet Pascià, varcate le mura, invase Otranto, devastandola e distruggendo tutto senza pietà. Arrivò fino alla Cattedrale e, una volta decapitato l’anziano vescovo che stava officiando la Santa Messa, assecondando il sogno di Maometto II, trasformò la casa del Signore Dio in una stalla per i suoi cavalli.

Il 14 agosto raccolse tutti gli otrantini, maggiori di 15 anni e di sesso maschile, e ordinò loro di abbracciare la religione islamica minacciandoli di decapitazione.

Il 15 agosto, sul Colle della Minerva, dopo Antonio Primaldo, vennero decapitati gli altri otrantini che non vollero rinnegare la fede in Cristo.

Oggi la pietra che ha visto il sacrificio degli 800 Martiri, è conservata sotto l’altare centrale della bellissima Cattedrale di Otranto.

Gli  800 Martiri sono stati proclamati Santi da Papa Francesco.



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