Ai figli anche soltanto il cognome materno. L’Europa condanna l’Italia

La Corte europea dei diritti umani ha dato ragione a due coniugi italiani che si sono visti rifiutare in Italia la possibilità di attribuire alla figlia il solo cognome della madre.

Secondo i giudici della Corte europea dei diritti umani non consentire ai figli di portare soltanto il cognome della madre è una violazione e una discriminazione di genere.
Tutto è partito dal ricorso intentato da una coppia di coniugi milanesi cui lo Stato italiano ha impedito di registrare all'anagrafe la figlia, oggi 14enne, con il cognome materno anziché quello paterno. La coppia nei giorni scorsi si è vista riconoscere questo diritto a Strasburgo. I genitori, quindi, secondo i giudici europei, devono avere il diritto di dare ai figli il solo cognome materno e l'Italia è stata condannata per aver violato i diritti della coppia. Nella sentenza, che sarà definitiva tra 3 mesi, viene indicato con chiarezza che l'Italia "deve adottare riforme" legislative o di altra natura per rimediare alla violazione.

Insomma, secondo l’Europa, il nostro Paese avrebbe violato il diritto di non discriminazione tra i coniugi e il rispetto della vita familiare e privata. Per i giudici "se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l'inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell'iscrizione all'anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne". E la possibilità introdotta in Italia nel 2000 di aggiungere al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l'eguaglianza tra i coniugi. Le autorità italiane sono avvertite: occorre cambiare rotta.

La sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti di Strasburgo circa il diritto dei  genitori di poter scegliere per i figli il solo cognome della madre è un grande monito per il nostro paese, e obbliga di fatto l’Italia al rispetto dei principi fondamentali della Carta dei diritti Ue tra i quali il divieto "di ogni discriminazione fondata sul sesso”. Così Teresa Bellanova, parlamentare Pd, componente dell’Ufficio di Presidenza. “A rileggere infatti la sentenza, in primo grado e in appello, del Tribunale di Milano, emerge evidentemente come quel che chiamiamo patriarcato sia ancora talmente radicato da impedire addirittura l’adesione e l’applicazione dei principi fondamentali della Carta dei diritti europea. Da oggi, possiamo dire che grazie alla Corte europea di Strasburgo i genitori possono scegliere anche quando distanti da questo principio, e – soprattutto – che il cognome della madre ha gli stessi diritti di quello del padre. Una sentenza dal fortissimo valore simbolico, che adesso dovrà trovare al più presto accoglimento nella nostra legislazione”.



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