Esiste una parola, nella tua lingua, che è semplicemente impossibile da tradurre in un’altra? Quel termine che racchiude un’emozione, un sapore o un ricordo d’infanzia? Se la risposta è sì, ecco dimostrato il valore della Giornata Internazionale della Lingua Madre, un appuntamento promosso dall’Unesco che si celebra, ogni anno, il 21 febbraio.
C’è un momento preciso, nel silenzio dei nostri pensieri, in cui non parliamo la lingua del lavoro, della burocrazia o dei social media. È il momento in cui ci spaventiamo, in cui preghiamo, in cui ci arrabbiamo o in cui, semplicemente, amiamo. In quel momento, la lingua smette di essere un insieme di regole grammaticali e diventa un un insieme di tradizioni, memorie e identità che meritano di essere tutelate come un patrimonio prezioso, fragile e irripetibile.
Perché si festeggia il 21 febbraio? Una storia di coraggio
Molti pensano che quella del 21 febbraio sia una data scelta a caso, ma dietro questa ricorrenza, forse poco conosciunta, c’è un evento storico da ricordare. Nel 1952, a Dacca (la capitale Bangladesh), diversi studenti furono uccisi dalla polizia mentre manifestavano per il riconoscimento del bengalese come lingua ufficiale. Semplicemente questi giovani “coraggiosi” avevano deciso di scendere in strada per “ribellarsi” pacificamente contro l’imposizione dell’urdu. Il loro sacrificio ci ricorda che la lingua non è un vestito che si cambia a piacimento.
In un’epoca in cui dove sembra quasi un intralcio parlare quel dialetto stretto o quella lingua antica che i nostri nonni usavano per raccontarci il mondo, questa data ci ricorda che le lingue non sono solo parole: sono ponti che raccontano di storia, di tradizioni, di identità e appartenenza, ma anche di diversità culturale. “Se parli a un uomo in una lingua che comprende, arrivi alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua, arrivi al suo cuore.” diceva Nelson Mandela.
Secondo l’Unesco, ogni due settimane una lingua scompare dal pianeta. Quando una lingua muore, perdiamo detti e proverbi popolari, leggende e racconti tramandati oralmente, di generazione in generazione. Si perdono sfumature che nessun’altra lingua potrà mai tradurre con la stessa precisione emotiva. Una lingua che muore è un incendio in una biblioteca invisibile, è un ponte che crolla tra il passato e il futuro.
In un mondo sempre più globalizzato, la sfida non è scegliere tra la lingua locale e l’inglese (o l’italiano), ma farle convivere. Solo chi è consapevole delle proprie radici può incontrare l’altro con rispetto e curiosità. Il multilinguismo è la chiave per una società aperta: ci permette di essere cittadini del mondo senza dimenticare da dove veniamo.
Custodire le parole per proteggere il futuro
La Giornata Internazionale della Lingua Madre ci ricorda che la diversità non è una barriera, ma un ponte. Ogni lingua è una ricchezza, ogni dialetto è un tesoro.
In questa giornata speciale, fermiamoci a rintracciare dentro di noi quelle parole intraducibili che ci fanno sentire al sicuro. Onoriamo la voce di chi ci ha preceduto e impegniamoci a essere il megafono di quelle parlate che rischiano di diventare sussurri. Perché finché ci sarà qualcuno che pronuncerà una parola con l’accento del cuore, quella cultura sarà immortale.
