Camera di commercio contro Renzi, scoppia la protesta

Dipendenti in bilico per via dei tagli ideati dal Governo Renzi. Oggi la protesta in tutta Italia contro la riduzione dei diritti sui bilanci. Striscioni sui muri dell’ente, ma lavoratori normalmente a lavoro.

L’Italia unita contro lo smantellamento delle Camere di Commercio. Oggi, 23 ottobre, è la giornata nazionale di protesta e anche Lecce è in prima fila. Stato di mobilitazione con sit-in e striscioni, ma, almeno nel capoluogo salentino, i lavoratori dell’ente camerale sono regolarmente al loro posto di lavoro per ribadire il loro attaccamento al diritto di vivere un’esistenza dignitosa con la volontà di svolgere bene il proprio compito.

No al taglio lineare del diritto annuale sui bilanci degli enti già messo nero su bianco per decreto; no al disegno di legge di riforma della pubblica amministrazione, che è attualmente in discussione al Senato, nella parte in cui prevede che la contribuzione delle imprese passi da obbligatoria a volontaria e il trasferimento di molte funzioni agli uffici ministeriali. Queste due riforme, così stabilite dal governo Renzi, secondo le organizzazioni sindacali di categoria significano solo una cosa: la soppressione del sistema camerale ed è questo che vogliono scongiurare i lavoratori.

“Camere di commercio: sì alle riforma, no alla chiusura”; “Basta bugie sulla CCIAA. I tagli non creano risparmi sulla perdita di servizi e posti di lavoro”. Sono questi i due slogan, firmati Rsu (Rappresentanza Sindacale Unitaria), che sono contenuti nei due striscioni che capeggiano sui muri dell’entrata principale dell’ente camerale leccese. Secondo l’organizzazione sindacale se si va avanti con queste riforme si genera un vero e proprio terremoto occupazionale. Non tanto e non solo per i dipendenti, che sono 65, ma anche per gli oltre 50 giovani che fanno capo al Consorzio servizi associati (Csa) e ai dieci lavoratori delle Aziende speciali. Il taglio delle entrate stabilito per decreto è del 35, 40 e 50 per cento e sarà spalmato su tre anni, ma il countdown è già iniziato: dal primo gennaio il bilancio subirà la prima drastica sforbiciata. Attualmente il diritto annuale garantisce all’ente leccese un introito di 10 milioni di euro. I  costi da tagliare sono quantificati in circa tre milioni e mzzo.

Antonella Pulimeno, responsabile dell’ufficio statistica nonché addetta stampa della Rsu, dichiara:  “L’obiettivo è di tutelare i livelli occupazionali delle camere di commercio ed evitarne il default, chiedendo la revisione dell’articolo 28 del D.L.90/2014, che prevede il taglio progressivo dei diritti annuali delle Camere di commercio, con l’inevitabile conseguenza di portare gli enti camerali ad una lenta e progressiva agonia, nonché dell'articolo 9 del DDL concernente la Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, il quale prevede, di fatto, la soppressione del sistema camerale. Si rileva al contempo, la necessità di riorganizzare il sistema e avviare la riforma, un’occasione per migliorare e rendere più efficiente il sistema camerale, che comunque attualmente risulta tra i più moderni e informatizzati della pubblica amministrazione”.

La Pulimeno, infine, conclude in questo modo: “La drastica riduzione delle entrate camerali, che vivono esclusivamente degli introiti derivanti dai tributi camerali, e non pesano quindi sul bilancio dello Stato, oltre a provocare un terremoto occupazionale certo sull’intero sistema camerale, prima di tutto su quello indotto, pregiudicherà anche alcune funzioni importanti svolte dalle camere in ambito economico specie in un momento di grave difficoltà per le imprese. Verranno, infatti, fortemente ridimensionati e azzerati i contributi a favore della promozione delle imprese sul territorio, il microcredito, le attività di conciliazione in materia civile e commerciale, che nell’interesse di tutti i consumatori hanno fatto sì che le controversie civili si risolvessero in tempi celeri e senza costi per la giustizia civile, oltre che le funzioni di trasparenza e certezza dei rapporti economici”.