Sulla colonna una copia ‘fedele’ dell’originale, ma la scelta non piace a tutti: “Giù le mani dalla statua di Sant’Oronzo”

Soprintendenza di collocare sulla colonna una copia fedele della Statua di Sant’Oronzo, danneggiata in modo ‘critico’.

A vegliare la città, dall’alto della colonna di 29 metri, ci sarà una copia fedele della statua di Sant’Oronzo. L’originale continuerà a proteggere il capoluogo barocco da terra, dove potrà essere ammirata da vicino da fedeli, curiosi e turisti. Dopo 300 anni di onorato servizio, andrà in un Museo, come ha deciso la Soprintendenza. Una scelta sofferta, ma necessaria dopo che i delicati lavori di restauro hanno portato alla luce la ‘precarietà’ dell’opera. Scelta che molti hanno condiviso.

Tanti, troppi i danni, visibili anche agli occhi meno esperti di chi ora l’ammira a Palazzo Carafa, dove è stata ‘momentaneamente’ collocata. ‘Segni’ che hanno spinto a cercare un’altra casa per il monumento religioso. Quale sarà è impossibile dirlo, almeno per il momento. Sarà concordato con il Mibac.

Ma l’idea di collocare in piazza sant’Oronzo una copia, per proteggere l’originale, non era piaciuta a tutti. Qualcuno aveva persino proposto che a decidere fossero i leccesi. Non piace anche ad un nostro lettore, Luca Fiocca, che ha voluto scriverci per manifestare il suo disappunto. «Giù le mani da Sant’Oronzo», si legge nella mail in cui ‘rifiuta’ da cittadino l’idea dell’opera d’arte riprodotta.

«Soltanto una persona priva di fantasia e sensibilità può pensare che un’algida copia realizzata attraverso l’uso di scanner e di stampanti specifiche in 3D, possa essere ancora la stessa cosa dell’originale realizzata a Venezia nel 1739, da sapienti maestranze. L’antica statua in rame, se sostituita per volere della Soprintendenza, non potrà risorgere dalle rovine di quella verità, che essi stessi stanno violando, in quanto ciò che splende è del momento, mentre l’intrinseco giunge ai posteri. Essa è totalmente trasformata, fatta spirito, quando l’uomo le ha dato forma, l’ha modellata, fusa, limata, rifinita con bulino e cesello, lucidata e infine patinata, facendone una realtà tutta nuova della quale va presa conoscenza, e per cui la fredda copia non basta più. La levigatura, e infine la lucidatura, possono dare al medesimo materiale aspetti sostanzialmente diversi, che vanno dal grave opaco e torbido, al lieve riposato e limpido».

Insomma, secondo il nostro lettore Luca, è impensabile che nell’epoca delle moderne tecnologie non ci siano altre soluzioni. «Perché – scrive – non proteggerla, per esempio, all’interno di una campana di vetro?».

Per lui, e per molti altri cittadini, quella statua è un simbolo. Sotto i suoi occhi si sono avvicendati eventi importanti, dalla proclamazione del regno d’Italia, ai due conflitti mondiali. Qualcuno ricorda ancora lo storico comizio di Palmiro Togliatti del 1945, in una piazza gremita fino all’inverosimile, durante il quale la scultura era rivolta di spalle, nell’occasione, a causa dei lavori di restauro.

Se si accetta l’idea che il manufatto religioso sia molto di più di legno e rame (anche se messo male), ma una struttura dotata di un’anima in grado di raccontare una storia, allora è impensabile “accontentarsi” una copia, per quanto sia perfetta.

Nella nota, firmata dal soprintendente Maria Piccarreta, sono presenti anche delle indicazioni sul diplicato da collocare sulla colonna che dovrà essere progettato in modo da garantire la fedeltà all’originale, rispettandone le dimensioni, la volumetria e la resa estetica.



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