Coronavirus, contro il rischio inadempimento per la locazione commerciale è necessario un accordo tra le parti

La chiusura della maggioranza delle attività commerciali mette sul lastrico molti lavoratori e comporta rischi economici rilevanti come l’inadempimento dei contratti. I consigli di Aduc

Si propagano in queste ore su tutto il territorio nazionale gli effetti dell’emergenza Coronavirus. Mentre il sistema sanitario regge a fatica l’onda d’urto dei bollettini, con i reparti di terapia intensiva di alcuni ospedali già saturi da giorni e la necessità di spostare i pazienti da una regione all’altra, sul versante economico sono molti i lavoratori in difficoltà.

Le disposizioni del DPCM del 9 marzo, sintetizzato dal premier Conte con l’ormai celebre “io resto a casa“, ha condotto alla chiusura della maggioranza delle attività produttive, imprese e servizi del terziario.

Nonostante gli ammortizzatori previsti dal decreto Cura Italia, gli effetti delle misure necessarie a contenere il Coronavirus sono destinati a riverberarsi in molteplici circostanze inerenti alle attività lavorative: una su tutte i rischi di inadempienze contrattuali.

Molti conduttori di locali commerciali, costretti ad abbassare le saracinesche o vittime di una drastica riduzione dei profitti, accusano notevoli difficoltà nel pagamento del canone di locazione, il cui saldo rimane necessario anche a seguito delle misure varate. A fronte della permanente concessione del locale commerciale, difatti, la pretesa del locatore sul pagamento del canone rimane invariata, seppur ridotta al 60 per cento dell’ammontare dell’intero canone dal decreto Cura Italia per il mese di marzo.

In aggiunta al non inevitabile nesso tra chiusura temporanea delle attività e impossibilità del pagamento, considerate le disposizioni che lo prevedono esigibile se la prestazione può essere adempiuta con la “normale diligenza”. Circostanza che osta alla richiesta di impossibilità sopravvenuta, integrata ai sensi della normativa vigente se l’evento impossibilitante si è verificato dopo la stipulazione del contratto, indipendentemente dalle condizioni personali del debitore e comunque per causa non a lui imputabile e in circostanze che impediscono assolutamente il corretto adempimento.

Per questo, suggerisce l’ Associazione Diritti Utenti e Consumatori (ADUC), occorrerà che il conduttore e il locatore concordino una riduzione o sospensione del canone di locazione, a fronte della sopravvenuta esistenza di cause straordinarie e imprevedibili. Salva la possibilità del locatore di rifiutare l’accordo in virtù dell’assenza di disposizioni che eliminino la sua possibilità di riscuotere il canone mensile, una soluzione conciliativa ridurrebbe il peso gravante sui lavoratori, costretti a fronteggiare una situazione di estrema emergenza economica affiancata a quella sanitaria.



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