L’emergenza scuola e la fake della ‘didattica a distanza’. La preside Zingarello: ‘Una brutta fiera del marketing aziendale’

È molto critica con il sistema della didattica a distanza sbandierato dalle scuole la dirigente scolastica del 2° Circolo Didattico di Lecce: ‘Ci dicano piuttosto come si dovrà concludere l’anno’

Come la fai, la sbagli! Il vecchio adagio trova sempre conferma, soprattutto nei momenti difficili e in maniera ben definita nell’era dei social in cui tutti sanno tutto e tutti vogliono tutto. Ne sanno qualcosa le dirigenti scolastiche e le docenti che in men che non si dica hanno dovuto improvvisare la cosiddetta formazione a distanza o confrontarsi con lezioni e semplici incontri con gli studenti che sono rimasti a casa a seguito delle limitazioni imposte dalla battaglia contro il coronavirus. E la questione ha riguardato tutti, dagli studenti che stanno per concludere il loro ciclo formativo a quelli che si sono appena affacciati o addirittura dovranno farlo ancora frequentando le scuole materne.

La necessità e il piacere degli alunni e dei professori di vedersi anche solo per non perdersi di vista ha scatenato in realtà una corsa alla didattica a distanza che in alcuni istituti e licei sta funzionando bene, benissimo. Ma, ovviamente, non in tutti e cosa ancora più grave non per tutti gli studenti, poiché non tutti hanno la possibilità di avere computer o connessioni internet performanti. E nelle case in cui ci sono genitori obbligati allo smart working o più fratelli impegnati nell’e-learning è impensabile immaginare che ci siano decine di postazioni e pc a disposizione.

Insomma la situazione non è assolutamente rose e fiori come la si vuole rappresentare e addirittura qualche genitore si è anche lamentato dei ritardi organizzativi delle scuole…

Ne abbiamo voluto parlare con una preside leccese di grande esperienza e di grande onestà intellettuale come la professoressa Addolorata Zingarello, dirigente scolastica del 2° Circolo Didattico di Lecce che con grande trasparenza si è aperta ai nostri dubbi e alle nostre osservazioni.

Preside, la famosa didattica a distanza sta rispondendo alla situazione di grave emergenza che stanno vivendo le scuole?
Questa storia della “didattica a distanza” io la definirei piuttosto una delle tante fake che stanno circolando. Siamo piuttosto dinanzi ad un ingiustificabile delirio di vero e proprio “millantato credito” da parte della Ministra Azzolina, degli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali e di totale autoreferenzialità anarchica da parte dei dirigenti delle singole scuole autonome che hanno innescato una deplorevole competizione tra docenti e cosa gravissima una discriminazione generalizzata fra tutta la popolazione scolastica senza parlare delle strumentali e gratuite invasioni di campo da parte delle famiglie. Una situazione così complessa non poteva e non doveva essere affrontata con tanta superficialità e incompetenza a tutti i livelli e in totale sprezzo delle garanzie costituzionali.

Una domanda: le nostre scuole sono attrezzate per una seria formazione a distanza?
È di tutta evidenza che il diritto/dovere del servizio scolastico a distanza non può essere esercitato con gli attuali mezzi, strutture e infrastrutture a disposizione delle scuole italiane, né tanto meno può trovare compatibilità con le vigenti normative contrattuali del profilo professionale dei docenti che di fatto non hanno una formazione specifica obbligatoria, in ossequio a quel principio di “libertà d’insegnamento” tutelato dalla Costituzione. Infatti, tutta l’operazione “didattica a distanza” si sta sostenendo con la personale disponibilità etica e deontologica dei docenti, entro i limiti di un “regime volontaristico” e quindi in modo diversificato, improvvisato, assoggettato molto spesso, a scelte ‘fai da te’ che hanno generato intollerabili storture sul piano delle implicazioni giuridiche, contrattuali e pedagogiche.

Ma c’è un sistema omogeneo di formazione a distanza a cui tutti dovrebbero attenersi?
Purtroppo molti colleghi dirigenti, in questo grave momento che necessitava di alto senso di responsabilità, invece di operare secondo un principio di massima tutela delle garanzie costituzionali del “diritto allo studio per tutti” hanno improvvisato soluzioni creative imponendo modalità operative ai loro docenti, come attività ordinarie che rasentano il limite della “legittimità”, come quella di firmare il registro elettronico secondo l’orario scolastico quotidiano, ore di autoformazione…pur di partecipare alla grande “fiera del marketing aziendale delle scuole innovative”. Imporre metodologie didattiche è illegittimo e potrebbe essere considerato abuso d’ufficio in quanto si lede la libertà d’insegnamento (art. 33 comma 1 Cost.) che non è sospesa, né tanto meno soppressa.

In Italia, quindi, a che punto è la tanto sbandierata didattica a distanza?
Diciamo subito che questo metodo necessita della “interazione a distanza” cioè della mediazione tutoriale attraverso la connessione digitale. Ma la connessione di rete non può essere un’opzione, deve essere garantita da infrastrutture digitali sostenibili e da piattaforme ministeriali sia per il docente che per il discente, il quale dovrebbe aver sviluppato e raggiunto un’autonoma competenza nel gestire il mezzo, vale a dire PC, laptop, tablet, smartphone. La ministra Azzolina dovrebbe sapere che tutto questo sistema infrastrutturale, sia pubblico che privato, in Italia è assolutamente disomogeneo, disorganico, frammentario e che circa 11milioni di cittadini sono esclusi dalla banda larga e hanno scarse possibilità di utilizzo della rete. C’è oltre un milione di studenti che non sono raggiunti dalla didattica a distanza,per vari motivi ,disagio culturale, sociale etnico ed economico,ma anche per semplice libertà di opzione o per dislocazione abitativa non coperta da connessione o perché le postazioni familiari sono occupate dallo Smart Working dei genitori.

Insomma una situazione a macchia di leopardo in cui i migliori vanno avanti e i più deboli vanno indietro?
La politica non può pensare di autocelebrarsi attraverso la campagna sulla DAD proponendola come garanzia al diritto allo studio in tempo di emergenza, in quanto, di fatto, si stanno stravolgendo i principi costituzionali, trasformando il diritto di tutti in un privilegio di pochi, di chi può accedere alla tecnologia. La scuola italiana non è rappresentata solo da alcuni istituti che, in via sperimentale, stanno sviluppando didattiche innovative, ma da migliaia, tra scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di I e II grado, e una gran parte di queste non hanno né un cablaggio fisico di rete, né un segnale wifi dedicato alla didattica, né tanto meno dotazioni informatiche avanzate e personale specializzato e/o formato. Quando il ministero proclama di aver messo a disposizione fondi per l’acquisto di piattaforme, è consapevole che queste sono private e detengono “strumenti di formazione” che dovrebbero essere garantiti e tutelati dal titolo pubblico? È consapevole di favorire un business poco trasparente a discapito delle scuole?

Insomma non ci riempiamo la bocca con la formazione a distanza…
Considerato che la chiusura supererà il 3 aprile e oltre, servono dei provvedimenti che definiscano “questa fase di emergenza per la scuola italiana” come semplice “azione strategica di compensazione e sostegno agli alunni”, disattivando l’equivoco con la formula della DAD “didattica a distanza”, lasciando ai docenti la prerogativa della libera conduzione, secondo scienza e coscienza, con la propria formazione e competenza, ma con la responsabilità di garantire la massima inclusività con mezzi e modalità di base e di facile accesso, come potrebbe essere… la messa a disposizione di materiali scaricabili sui siti ufficiali delle scuole. Nel contempo,la politica ha l’obbligo di trovare una soluzione che possa far concludere l’anno scolastico salvandone gli effetti giuridici, per tutti. Il prossimo anno, si partirà destinando i primi due mesi al recupero del programma in parte sospeso.



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