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‘Le mie giornate in attesa che tutto passi ma vedo luci di speranza’, il racconto di un giovanissimo studente

by Davide Pio Cobuzzi, Istituto Comprensivo 'Ammirato - Falcone', Lecce, classe II A
26 Marzo 2020 12:37
in Attualità
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Accade all’improvviso. Succede che nessuno di noi è preparato ad affrontare questa realtà: siamo in guerra! Non abbiamo dovuto imbracciare un fucile, ma ci siamo coperti la faccia con una mascherina. Le nostre barricate sono le case chiuse a un nemico esterno che non esplode, ma fa il rumore del silenzio delle strade vuote. Non ha il suono di un carrarmato, ma le grida di speranza di una nazione che si scopre patriottica. Non ha il colore del sangue versato nelle trincee, ma quello della linea rossa di un ventilatore che dichiara la morte di un altro paziente.

C’era una volta il coronavirus. Un giorno nei libri di storia si racconterà di come nel 2020 l’uomo smise di sentirsi invincibile e incominciò ad avere paura, di come si crearono confini di Stato, distanze di sicurezza e di come addirittura non ci si potesse toccare, tenere la mano e abbracciare. Che fosse stato un virus progettato in laboratorio per mettere in ginocchio l’economia di alcuni Stati o che il virus fosse passato da un pipistrello ad un uomo, nessuno lo seppe, ma provocò la morte di tanti esseri umani.

Mi chiamo Davide Pio Cobuzzi. Sono uno studente di una scuola di una piccola provincia italiana, vivo con mia madre e non vedo la mia famiglia da più di un mese. Trascorro le mie giornate nell’attesa che tutto passi, e a volte mi sembra di vivere un incubo. Non esco, non vedo i miei amici, non vado a scuola e soprattutto non riesco a fare progetti, e alla mia età questa è la cosa più importante. Ho solo una speranza: che impareremo dalle macerie.

Questo virus ci sta insegnando il valore della famiglia, dello stare insieme in un tempo di qualità, e l’importanza di ciò che ci circonda. La natura riprende fiato, i mari ritornano ad essere popolati dai pesci, molte specie di uccelli hanno ripreso a volare liberi in cielo, e si riscopre il valore dell’essere umano nella sua dignità e nel bisogno di condividere con gli altri.

Improvvisamente molte stupidaggini che ritenevamo importanti diventano inutili e l’unica vera arma diventa l’impegno collettivo e il coraggio. Sui libri di storia si racconterà di questa emergenza globale, che la gente aspettava di essere guarita cantando sui balconi, videochiamando i propri cari e accendendo una candela sui terrazzi e elevando al cielo una preghiera.

Io sono orgoglioso di essere italiano e di poter fare la differenza nel mio piccolo, restando a casa. Io so che tutto l’universo ci sta restituendo il nostro bisogno di potere, l’egoismo, l’incapacità di ascoltare il grido disperato della natura e lo sta trasformando in una nuova consapevolezza di rispetto e amore.

Per questo so che noi ce la faremo!

Tags: coronavirusracconti
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