Misure anti-contagio, lavoro, legalità e integrazione. La Prefettura e i sindacati dettano la linea sui braccianti di Boncuri

Via XXV Luglio ha voluto così comunicare il sistema di accoglienza dei migranti e il loro trasporto, alla luce dell’emergenza Covid-19 e della necessità di garantire la sicurezza per tutti i lavoratori

Quale protocollo di sicurezza realizzare in vista dell’imminente apertura della stagione della raccolta di prodotti ortofrutticoli nelle campagne di Nardò, dove come ogni anno è atteso l’arrivo dei lavoratori stagionali?

È stato questo l’oggetto dell’incontro organizzato dalla Prefettura di Lecce al quale hanno partecipato in videoconferenza i sindacati e le associazioni di categoria del settore agroalimentare per parlare delle misure anti-contagio. Anzi di più, visto che si è discusso di lavoro, sicurezza e legalità. E anche di accoglienza e integrazione.

Via XXV Luglio ha voluto così comunicare il sistema di accoglienza dei migranti e il loro trasporto, alla luce dell’emergenza Covid-19 e della necessità di garantire la sicurezza per tutti i lavoratori. Va subito detto che il numero massimo di braccianti che potrà lavorare all’interno del campo di Boncuri sarà sostanzialmente dimezzato, passerà da 300 a 150 lavoratori. Per quanto riguarda il controllo, invece, sarà allestito una sorta di triage per i braccianti fuori dal campo di raccolta. Rispetto al problema dei trasporti, si sta valutando l’idea di utilizzare anche bici e mini-van, questi ultimi in misura più ridotta rispetto al passato.

Dai sindacati è giunta la proposta di combinare l’accoglienza con il sostegno ai proprietari di alloggi di Nardò che non avranno introiti nel periodo estivo a causa della pandemia: anziché allestire il campo si potrebbero utilizzare quelle dimore e dare un ristoro alle famiglie che le affittavano, coinvolgendo i lavoratori ancor di più nel tessuto urbano. Ma di questo se ne parlerà ancora.

Importante per la discussione il contributo di Fai Cisl nelle parole di Ada Chirizzi e Gianluigi Visconti: «Per quanto attiene l’accoglienza dei migranti impegnati nel lavoro stagionale in agricoltura occorre ripartire dalle buone prassi territoriali, che vanno oggi rimodulate e potenziate così da poter, in modo tempestivo ed efficace, fare fronte alle tante, nuove criticità generate dall’emergenza Covid-19. Come Cisl Lecce e Fai Cisl Lecce abbiamo richiesto un particolare impegno e attenzione sul versante della regolarizzazione dei braccianti migranti che, nonostante gli strumenti di intermediazione e controllo, possono ancora oggi essere facile preda del caporalato. Cosi come pure va costruita una valida risposta sul versante dei trasporti che finora ha registrato forti resistenze e difficoltà nella soluzione. Abbiamo inoltre reso la disponibilità a condividere con le parti datoriali nuovi percorsi e strumenti per il reclutamento al lavoro, anche mediante il ricorso agli Enti Bilaterali».

“Come Uila – spiega Mauro Fioretti – abbiamo accolto con favore la convocazione del Prefetto, che ha ritenuto di comunicarci misure organizzative e operative importanti, che mirano alla salvaguardia dei lavoratori rispetto al problema della pandemia. Abbiamo sottolineato la necessità di conoscere in anticipo il fabbisogno lavorativo riferito alla stagione di raccolta e ribadito la disponibilità a supportare, attraverso gli enti bilaterali, i lavoratori e le aziende agricole anche attraverso la fornitura dei dispositivi di sicurezza. Si sta valutando anche la possibilità di un sostegno per gli affitti di alloggi, così come fatto negli anni passati, alloggi che rappresentano un’alternativa valida al campo di accoglienza sia in termini di sicurezza, sia perché in questo modo si favorisce l’integrazione dei braccianti agricoli stranieri all’interno del nostro tessuto sociale».

“Abbiamo la necessità di capire dalle associazioni datoriali il reale fabbisogno di manodopera delle imprese agricole, in modo organizzare al meglio l’accoglienza – ha detto Monica Accogli di Flai Cgil -. Se la manodopera sarà inferiore alle 150 unità, Villaggio Boncuri sarà sicuramente la sistemazione più idonea, ma se il fabbisogno sarà superiore occorrerà trovare un’alternativa. Per questo ho proposto l’idea dell’albergo diffuso, una soluzione che quest’anno risponderebbe a più esigenze: offrire un alloggio sicuro ai lavoratori e andare incontro ai proprietari immobiliari, che rischiano di vedere sfitte le loro case per i problemi legati al turismo”.



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