Coronavirus e stop delle attività nei tribunali, Donadei: “Riprendere in sicurezza e ampliare la trattazione scritta”

Sull’eventuale ripresa delle attività forensi si esprime il Presidente della Camera Civile Salentina e Coordinatore delle Camere Civili Pugliesi.

Dopo i primi timidi dati positivi, che fotografano una stabilità nella conta dei nuovi casi di positività al coronavirus, piano piano, si ritorna a parlare di ripresa. Ancora non si sa quando l’Italia potrà, finalmente, riaprire, ma iniziano a svilupparsi le prime ipotesi per quel che riguarda le categorie che a causa dell’emergenza sono state costrette a fermarsi.

Tra queste c’è anche quella forense, la prima, a dire il vero, a chiedere lo stop delle attività nei tribunali, prima ancora che fossero dati alla luce i decreti che hanno imposto il fermo.

“Circolano bozze di provvedimenti governativi che vanno nella direzione di prorogare la sospensione dei termini di giustizia (almeno) fino al 4 maggio p.v. Siamo stati i primi, con grande senso di responsabilità, a chiedere con forza la chiusura dei tribunali, anticipando anche i primi decreti governativi. Ora diciamo a chiare lettere che, a meno che non si voglia attendere il vaccino risolutivo – in tempi non inferiori ai 12/18 mesi – e dunque restare fermi per tutto questo tempo, con le conseguenze facilmente immaginabili, per tantissimi studi legali, soprattutto di piccole e medie dimensioni, che siamo per una ripresa in sicurezza”, afferma Salvatore Donadei, Presidente della Camera Civile salentina e Coordinatore delle Camere Civili Pugliesi.

Salvatore Donadei

“Vale a dire che gli Avvocati non possono e non devono essere costretti a recarsi negli uffici giudiziari, perché il problema sanitario e di salute pubblica è assolutamente prioritario, ma non si può nemmeno pensare di gestire una ripresa, dopo che sarà stata risolta l’emergenza sanitaria, con cause rinviate ad anni.

La soluzione evidentemente non può essere la videoconferenza, spesso impraticabile quando non si riduca a una vera e propria farsa, perché l’udienza da remoto deve restare limitata a casi eccezionali, come per esempio precisazione delle conclusioni e prima udienza con richiesta dei termini per memorie, non certo per le discussioni o per le udienze di prova.

L’unica alternativa seria – prosegue il legale – che continua a garantire le parti e la credibilità del processo civile, e pur nella consapevolezza che non esiste una soluzione perfetta ed ogni proposta e suscettibile di obiezioni, è l’ampliamento della trattazione scritta, come è stato anche suggerito al Ministro dalle nostre rappresentanze nazionali, stando attenti a non compromettere la dialettica del processo.

Perché si dovrebbe continuare a sospendere i termini per il deposito di comparse conclusionali e quelli per il deposito di sentenze? Non scorgiamo nessun motivo reale legato ai rischi, altissimi, della pandemia.

Trattazione scritta dove e quando sia possibile, dunque – vale a dire nel 90% dei casi – e si sospenda, e si rinvii, solo nei casi, rilevanti ma percentualmente marginali – in cui ciò non sia possibile, per esempio assunzione delle prove.

Sia chiaro – conclude Donadei – che le scorciatoie previste per il periodo emergenziale non dovranno mai diventare prassi ordinarie od addirittura riforme processuali perché, è bene ricordarlo a tutti quanti, l’art. 6 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo sancisce, solennemente ed incontrovertibilmente, che ogni persona ha il diritto di essere giudicato in una pubblica udienza, con tanto di magistrato e di difensore”.



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